sabato 20 dicembre 2014

Riscritto il Regolamento del Consiglio Comunale su proposta della maggioranza di Enzo Canepa



















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Comune di Alassio
Riviera dei Fiori
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REGOLAMENTO DEL

CONSIGLIO COMUNALE
  

Approvato con deliberazione C.C. n. …. del ……

 

TITOLO I
DISPOSIZIONI GENERALI

ART. 1 - Finalità

1.      Il Consiglio del Comune di ALASSIO organizza l'esercizio delle proprie funzioni ed i suoi lavori secondo il presente regolamento, adottato nel rispetto dei principi fissati dalla legge e dello statuto.
2.      Il Consiglio, nello svolgimento delle sue funzioni di indirizzo e di controllo politico-amministrativo e nell'assunzione degli atti fondamentali previsti dalla legge deve attenersi ai principi della massima trasparenza e della partecipazione democratica.

ART. 2 - Interpretazione del regolamento ed eccezioni

1.      Su tutte le questioni che si presentino nel corso delle sedute consiliari, ivi comprese le eccezioni sollevate da Consiglieri comunali relative all'interpretazione del presente regolamento, decide il Presidente.
2.      In caso di contestazione della decisione del Presidente, la questione viene rimessa al Consiglio ex art. 73 c. 4 del presente regolamento.

ART. 3 - Sede del Consiglio comunale

1.      Il Consiglio Comunale ha sede nell'edificio sito in piazza della Libertà 3.
2.      Le adunanze si tengono di regola in apposita sala civica. La parte principale della sala, arredata con dignità ed adeguatamente attrezzata, è destinata ai componenti del Consiglio Comunale ed al Segretario. Uno spazio apposito è riservato al pubblico assicurando allo stesso la possibilità di seguire i lavori del Consiglio.
3.      Il Presidente, sentiti i Capi dei gruppi consiliari, può stabilire di riunire il Consiglio - in via eccezionale – in sede diversa, quando sussistano particolari esigenze.
4.      La sede ove si tiene l’adunanza del Consiglio Comunale deve essere sempre indicata nell’avviso di convocazione.

TITOLO II

COSTITUZIONE E ORGANIZZAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE

CAPO I

INSEDIAMENTO E COSTITUZIONE DEL CONSIGLIO

ART. 4 - Durata in carica

1.      1 La durata in carica del Consiglio, il numero dei Consiglieri attribuito e le modalità di elezione sono stabiliti dalla legge.
2.      2 Il Consiglio rimane in carica sino all'elezione del nuovo, limitandosi, dopo la pubblicazione del decreto di indizione dei comizi elettorali, ad adottare gli atti urgenti ed improrogabili. Gli atti devono contenere l'indicazione dei motivi d'urgenza che ne hanno resa necessaria l'adozione.

ART. 5 - Prima seduta

1 La prima seduta del Consiglio comunale successiva alle elezioni è convocata e presieduta dal Sindaco neo-eletto entro il termine perentorio di dieci giorni dalla proclamazione degli eletti, e deve tenersi entro dieci giorni dalla convocazione. In caso di inosservanza provvede, in via sostitutiva, il Prefetto.

ART. 6 - Convalida degli eletti

3.      Nella prima seduta successiva alle elezioni, il Consiglio comunale, prima di deliberare su qualsiasi altro oggetto, ancorché non sia stato prodotto alcun reclamo, deve esaminare la condizione degli eletti e dichiarare la loro  ineleggibilità o incompatibilità quando sussista una delle cause previste dalla legge.
4.      Qualora non vengano sollevate questioni di ineleggibilità o di incompatibilità, il Consiglio provvede alla convalida degli eletti con votazione complessiva e palese. In caso contrario il Consiglio si pronuncia su ciascuna delle questioni sollevate con specifiche e separate votazioni.
5.      Il Consiglio provvede alla sostituzione dei Consiglieri dichiarati ineleggibili o incompatibili secondo le norme vigenti.
6.      Nella stessa seduta il Consiglio prende atto delle rinunce presentate dai candidati proclamati eletti dall'organo competente e provvede immediatamente alla convalida dei surroganti. Questi, se presenti in aula, sono ammessi subito a partecipare ai lavori consiliari.
7.      La deliberazione di convalida degli eletti è immediatamente eseguibile.

CAPO II

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE

1.      Il Consiglio Comunale è presieduto, secondo quanto stabilito dallo Statuto, da un Presidente eletto nella prima seduta consiliare, subito dopo la convalida degli eletti
2.      Il Presidente è eletto dal Consiglio fra i suoi componenti, escluso il Sindaco, con votazione segreta e a  maggioranza dei Consiglieri assegnati. Dopo la proclamazione dell’elezione assume la presidenza della riunione.
3.      La carica di Presidente del Consiglio Comunale è incompatibile con quella di Assessore e con quella di Capogruppo.
4.      In caso di assenza o impedimento del Presidente, le relative funzioni sono svolte dal Consigliere eletto con il maggior numero di voti, ovvero – nel caso di identico numero di preferenze, da quello più anziano di età.
5.      Le dimissioni dalla Carica di Presidente del Consiglio sono irrevocabili ma non comportano la decadenza del Consigliere Comunale. Il Presidente dimissionario viene sostituito dal Vice Presidente ex c. 4  fino alla nomina del successore.
1.      Il Presidente, nell'esercizio delle sue funzioni, è organo di garanzia posto a salvaguardia delle prerogative del Consiglio e dei singoli Consiglieri. Si ispira a criteri di imparzialità e neutralità e gode di una rappresentatività istituzionale ricollegabile ad un rapporto di fiducia dell'intero consiglio che lo ha eletto.
2.      In particolare, il Presidente del Consiglio:
a)         ha la rappresentanza del Consiglio e lo presiede, assicurandone il buon andamento dei lavori;
b)        d’accordo con il Sindaco programma il calendario delle  adunanze consiliari e ne stabilisce l'ordine del giorno su proposte istruite del Sindaco e della Giunta, nonché, in relazione al potere di iniziativa, dai Consiglieri Comunali, dando comunque la precedenza nell'ordine del giorno agli argomenti proposti dal Sindaco;
c)         provvede al proficuo funzionamento dell'assemblea consiliare, modera le discussioni degli argomenti e dispone che i lavori si svolgano osservando il presente regolamento; concede la facoltà di parlare e stabilisce il termine della discussione; pone e precisa i termini delle proposte per le quali si discute e si vota, determina l'ordine delle votazioni, ne controlla e proclama il risultato nel rispetto del presente regolamento;
d)        ha facoltà, ravvisandone i motivi, di sospendere o rinviare le sedute del Consiglio, di limitare o vietare l'accesso al pubblico e di esigere che le discussioni si svolgano nel rispetto dei diritti e della dignità di ciascun Consigliere;
e)         può disporre della Forza pubblica per riportare l'ordine in riunioni turbate da tumulti o per disporre l'allontanamento dall'aula di chiunque sia fonte di disturbo tale da non consentire la prosecuzione dei lavori consiliari;
f)         convoca e presiede la Conferenza dei Capigruppo;
g)        può partecipare, senza diritto di voto, alle riunioni delle commissioni consiliari permanenti di cui non è componente.
h)        promuove ogni azione necessaria per la tutela dei diritti dei Consiglieri comunali previsti dall'ordinamento, dallo statuto e dal regolamento.

ART. 9 - Dimissioni, morte, impedimento e revoca del Presidente del Consiglio comunale.

1.      In caso di dimissioni, morte o impedimento di qualsivoglia natura che si protragga per oltre tre mesi, il Consiglio comunale procede alla sostituzione del proprio Presidente mediante nuova elezione che si svolge con le medesime modalità di cui al precedente art. 8, nel corso della prima riunione consiliare utile.
2.      Il Presidente può  essere revocato d’ufficio in caso di approvazione di una mozione di sfiducia votata dalla maggioranza dei Consiglieri assegnati.
3.      La mozione di sfiducia deve essere motivata e sottoscritta da almeno 2/5 dei Consiglieri assegnati, compreso il Sindaco, con arrotondamento all’unità superiore.
4.      La proposta di revoca viene messa in discussione non prima di venti giorni e comunque non oltre la terza seduta del Consiglio comunale successiva alla sua presentazione.
5.      Il Presidente non può convocare e presiedere la discussione e la votazione della proposta di revoca che lo riguarda.

CAPO III

I GRUPPI CONSILIARI

 ART. 10  - Costituzione dei gruppi consiliari

1.      I Consiglieri eletti nella medesima lista formano di regola un gruppo consiliare. Nel caso che una lista presentata alle elezioni, abbia avuto eletto un solo consigliere, a questo sono riconosciute le prerogative spettanti ad un gruppo consiliare.
2.      I singoli gruppi risultati eletti devono comunicare per iscritto al Sindaco ed al Segretario Comunale il nome dei capigruppo entro il giorno precedente la prima riunione del Consiglio neo eletto. In mancanza di tali comunicazioni viene considerato capogruppo il Consigliere del gruppo, non componente la Giunta, che abbia riportato il maggior numero di voti.
3.      I Consiglieri che non intendono più far parte di un gruppo consigliare possono, se raggiungono il numero minimo di due, costituire un nuovo gruppo consigliare, dandone comunicazione scritta al Presidente e al Segretario Comunale. Se invece intendono aderire ad altro gruppo già costituito, ne daranno comunicazione scritta al Presidente e al Segretario Comunale, allegando la dichiarazione di accettazione del Capogruppo.
4.      Il Consigliere che si distacca dal gruppo in cui è stato eletto e non aderisce ad altri gruppi non acquisisce le prerogative spettanti ad un gruppo consiliare.
5.      I consiglieri appartenenti a liste con un solo candidato eletto, o i consiglieri receduti da gruppi consiliari diversi possono costituire un unico “gruppo misto”.
6.      Il Presidente del Consiglio, nella prima seduta utile, informa l’assemblea dell’avvenuta costituzione dei gruppi consiliari e di ogni successiva variazione.

 ART. 11 - Conferenza dei Capi gruppo

1.      La conferenza dei Capi gruppo è organismo consultivo del Presidente del Consiglio, concorrendo a definire la programmazione del Consiglio.
2.      La conferenza dei Capi gruppo esercita le altre funzioni ad essa attribuite dallo statuto, dal presente regolamento e dal Consiglio comunale, con appositi incarichi. Le proposte e i pareri della Conferenza sono illustrati al Consiglio dal Presidente.
3.      La conferenza dei Capi gruppo è convocata e presieduta dal Presidente.
4.      La conferenza dei Capi gruppo è convocata, di norma, prima di ogni Consiglio Comunale.
5.      La riunione della conferenza è valida purché sia presente almeno la metà dei capi gruppo.
6.      I Capi gruppo hanno facoltà di delegare un consigliere del proprio gruppo a partecipare alla conferenza, quand'essi siano impossibilitati ad intervenire personalmente.
7.      Un impiegato designato dal Segretario Comunale funge, ove richiesto, da segretario della conferenza.
8.      Delle riunioni della conferenza dei Capi gruppo viene redatto verbale, nella forma di resoconto sommario, a cura del funzionario designato dal Segretario comunale.

CAPO IV

LE COMMISSIONI CONSILIARI

 ART. 12 – Commissioni consiliari permanenti: costituzione e composizione

1.      Il Consiglio Comunale, per tutta la durata in carica, può costituire al suo interno Commissioni Permanenti, stabilendone il numero e le competenze e determinando la loro composizione numerica.
2.      Le Commissioni Permanenti sono costituite da Consiglieri Comunali che rappresentano, con criterio proporzionale, complessivamente tutti i gruppi e sono nominati dal Consiglio con votazione palese sulla base delle designazioni fatte da ciascun gruppo.
3.      Non possono far parte delle Commissioni il Sindaco, gli Assessori e il Presidente del Consiglio.
4.      In caso di dimissioni, decadenza od altro motivo che renda necessaria la sostituzione di un Consigliere, il gruppo consiliare di appartenenza designa tramite il suo Capogruppo, un altro rappresentante ed il Consiglio Comunale procede alla sostituzione.
5.      Alle Commissioni Permanenti possono partecipare, senza diritto di voto, il Sindaco e i membri della Giunta Comunale competenti per materia. Alle sedute partecipano, se invitati, i funzionari a cui fa capo la responsabilità istruttoria delle pratiche.
6.      Ogni Consigliere può far parte contemporaneamente di più Commissioni consiliari.
7.      Tutti i Consiglieri possono partecipare, con il consenso del Presidente della commissione, alle sedute delle Commissioni, senza prendere parte alle votazioni e senza diritto a gettoni di presenza.

 ART. 13 - Presidenza delle Commissioni

1.      Il Presidente di ciascuna Commissione Permanente è eletto dalla stessa nel proprio seno, con votazione palese, a maggioranza dei voti dei componenti.
2.      L'elezione del Presidente avviene nella prima riunione della Commissione che viene tenuta entro venti giorni da quello in cui è divenuta esecutiva la deliberazione di nomina.
3.      Il Presidente rappresenta la commissione e ne attua le determinazioni.
4.      In caso di assenza del Presidente lo sostituisce il componente della Commissione dallo stesso designato ad esercitare, in tal caso, le funzioni vicarie.
5.      Il Presidente della commissione comunica al Presidente del Consiglio la propria nomina e la designazione del Consigliere vicario entro cinque giorni dall'adozione dei relativi provvedimenti.

 ART. 14 - Convocazione delle Commissioni

1.      La convocazione delle Commissioni è disposta dal Presidente della stessa.
2.      Il Presidente è tenuto a riunire la Commissione, in un termine non superiore a 10 giorni, quando lo richieda il Sindaco, il Presidente del Consiglio oppure la metà dei componenti, inserendo nell'ordine del giorno le questioni richieste. In caso di omissione, provvede il Presidente del Consiglio comunale.
3.      L'ordine del giorno dei lavori, nonché il giorno e l'ora della seduta, sono stabiliti dal Presidente d'accordo con gli Assessori interessati agli argomenti in discussione e comunicati, almeno tre giorni prima di quello fissato per l'adunanza, a tutti i componenti della Commissione, al Presidente del Consiglio comunale, al Sindaco, a tutti gli Assessori, ai Capigruppo consiliari ed al Segretario generale. In caso di eccezionale urgenza, il termine di preavviso è ridotto a 24 ore.
4.      Le Commissioni non possono riunirsi nelle stesse ore in cui vi è seduta del Consiglio.

 ART. 15 - Compiti delle Commissioni

1.      Le Commissioni permanenti costituiscono articolazioni del Consiglio comunale ed esercitano le loro funzioni concorrendo a compiti di indirizzo, di controllo e di iniziativa politico-amministrativa allo stesso attribuiti, mediante valutazione preliminare degli atti di programmazione e pianificazione operativa e finanziaria.
2.      Le Commissioni, nell'ambito delle rispettive competenze per materia, hanno il compito di:
a.       esaminare ed approfondire, in sede referente, proposte di deliberazioni, di regolamenti e questioni di interesse cittadino loro deferite dal Presidente del Consiglio comunale e dal Sindaco;
b.      esprimere, di propria iniziativa, pareri su materie e argomenti che ritengono di particolare interesse locale, segnalandoli al Presidente del Consiglio che deciderà sulle ulteriori procedure per quanto di competenza del Consiglio stesso.
c.       esprimere, a richiesta del Sindaco, pareri preliminari di natura non vincolante.
3.      Le proposte di deliberazione di cui al precedente comma sono trasmesse, a cura della segreteria comunale, ai Presidenti delle Commissioni competenti, affinché le stesse formulino il proprio parere con la contemporanea restituzione degli atti allo stesso ufficio.
4.      Quando la proposta riguarda materia di competenza di più Commissioni, o ne è controversa o dubbia l'appartenenza, il Presidente del Consiglio comunale ne deferisce l'esame a quella Commissione che reputa prevalentemente competente o promuove la riunione congiunta di più Commissioni.
5.      Le Commissioni esprimono i loro pareri entro il termine concordato, di volta in volta, dal Presidente della commissione con l'organo richiedente.

ART. 16 -  Commissioni speciali e temporanee

1.      Il Consiglio, oltre alle nomine dei suoi rappresentanti stabiliti per legge o per statuto ed oltre alle Commissioni Consiliari permanenti, può eleggere Commissioni Consiliari temporanee e speciali incaricate dello studio di determinati problemi che interessano la vita del Comune e lo sviluppo dei suoi servizi.
2.      In tal caso il Consiglio stabilisce il numero dei membri di cui deve essere composta la Commissione, determina le norme speciali per la sua composizione e ne fissa le attribuzioni.

ART. 17 - Commissioni d’indagine riservata

1.      Il Consiglio Comunale, a maggioranza assoluta dei propri membri, può istituire al proprio interno Commissioni d’indagine riservata sull’attività dell’Amministrazione, anche sulla base delle segnalazioni effettuate dal revisore dei conti.
2.      La Commissione deve essere istituita con il voto favorevole e palese della maggioranza dei Consiglieri assegnati.
3.      La Commissione è composta da non meno di tre e non più di cinque consiglieri comunali; questi nomineranno nel proprio senso e con voto palese il Presidente, individuato tra i rappresentanti della minoranza.
4.      La deliberazione che costituisce la Commissione definisce l’oggetto e l’ambito dell’indagine e il termine per concluderla e riferire al Consiglio Comunale. Della Commissione fanno parte rappresentanti di tutti i gruppi.
5.      La Commissione ha tutti i poteri necessari per l’espletamento dell’incarico. Su richiesta del Presidente il Segretario Comunale mette a disposizione della Commissione tutti gli atti, anche di natura riservata, afferenti all’oggetto dell’indagine od allo stesso connessi.
6.      La Commissione può avvalersi di un numero massimo di tre esperti esterni, scelti dal Sindaco e senza diritto di voto che abbiano riconosciuta competenza nelle materie da trattare. L’incarico di esperto esterno al servizio della Commissione è onorario e pertanto non comporta la percezione di alcun compenso.
7.      Con la deliberazione di istituzione della Commissione e di nomina dei componenti viene determinato l’oggetto dell’indagine.
8.      La Commissione può sentire gli amministratori e il personale dipendente senza che possa esserle opposto il segreto d’ufficio.
9.      La convocazione e le risultanze dell’audizione restano riservate fino alla presentazione al Consiglio, della relazione della Commissione. Fino a quel momento i componenti della Commissione ed i soggetti uditi sono vincolati al segreto d’ufficio ed alle leggi vigenti.
10.  La redazione dei verbali della Commissione viene effettuata da un funzionario comunale incaricato dal Dirigente dell’area Amministrativa, su proposta del Presidente della stessa Commissione.
11.  Nella relazione al Consiglio la Commissione espone i fatti accertati ed i risultati delle indagini eseguite, escludendo comunicazioni e riferimenti acquisiti durante le audizioni e l’inchiesta che non sono risultati direttamente od indirettamente connessi con l’ambito della medesima: per gli stessi è mantenuto il segreto d’ufficio di cui al precedente quarto comma.
12.  Il Consiglio Comunale, preso atto della relazione della Commissione, adotta i provvedimenti conseguenti se di sua competenza o, in caso diverso, esprime al Sindaco i propri orientamenti in merito alle deliberazioni che quella dovrà adottare entro un termine prestabilito.
13.  Con la presentazione della relazione al Consiglio, la Commissione conclude la propria attività ed è sciolta. Gli atti ed i verbali vengono dal coordinatore consegnati al Segretario Comunale che ne rilascia ricevuta e ne cura la conservazione nell’archivio dell’ente.


TITOLO III
I CONSIGLIERI COMUNALI

CAPO I

DIRITTI DEI CONSIGLIERI


1.      I Consiglieri comunali hanno i diritti e i doveri previsti dalla legge, dallo Statuto e dal presente regolamento.
2.      Per l’esercizio delle funzioni loro spettanti i Consiglieri hanno diritto a permessi, aspettative e indennità nei limiti ed alle condizioni stabilite dalla legge.
3.      Ai Consiglieri comunali è dovuta l’indennità di presenza per l’effettiva partecipazione ad ogni adunanza del Consiglio e per non più di un’adunanza al giorno.
4.      L’indennità di presenza è concessa anche per le sedute delle commissioni comunali, istituite da leggi statali o regionali, nella stessa misura prevista per le adunanze del Consiglio dalla legge e dai relativi decreti ministeriali di attuazione.
5.      Le indennità di presenza spettanti ai Consiglieri comunali nelle ipotesi in precedenza elencate non sono cumulabili nell’ambito della stessa giornata. Agli amministratori ai quali viene corrisposta l’indennità di carica prevista dalla legge, non è dovuta l’indennità di presenza per partecipazione alle adunanze del Consiglio comunale e delle Commissioni consiliari permanenti.
6.      I Consiglieri comunali, formalmente e specificatamente delegati dal Sindaco a recarsi, per ragioni del loro mandato, fuori del territorio comunale hanno diritto al rimborso delle spese di pernottamento e soggiorno documentate, secondo quanto stabilito dalla legge. Tali norme si applicano anche per la partecipazione alle riunioni degli organi nazionali e regionali delle associazioni fra gli enti locali che hanno rilevanza nazionale.

ART. 19 - Diritto d’informazione e di accesso agli atti amministrativi

  1. I Consiglieri comunali in carica hanno diritto di prendere visione e di ottenere copia dei documenti, nonché di ottenere tutte le altre notizie ed informazioni in possesso dell'Amministrazione utili all'esercizio del mandato.
  2. I Consiglieri comunali nell’utilizzazione dei dati acquisiti sono vincolati alle finalità effettivamente pertinenti all’esercizio del mandato elettivo, sono tenuti al segreto nei casi specificatamente determinati dalla legge e devono rispettare il divieto di divulgazione dei dati personali.
  3. Le richieste devono essere presentate dai Consiglieri per iscritto, al fine di garantire un puntuale ordine di riscontro, e le stesse vanno indirizzate al Presidente del Consiglio che le trasmette immediatamente al Responsabile del competente servizio.
  4. I Consiglieri Comunali hanno diritto di ottenere dagli uffici del Comune, dalle sue aziende, istituzioni ed enti dipendenti tutti le informazioni in loro possesso, utili all’espletamento del mandato elettivo. Essi potranno prendere visione degli atti durante l’orario di apertura al pubblico degli uffici, previo accordo con i funzionari preposti al fine di garantire il regolare svolgimento dell’attività istituzionale.
  5. Il rilascio delle copie avviene normalmente entro i dieci giorni lavorativi successivi a quello della richiesta salvo che si tratti di atti particolarmente complessi, nel qual caso alla consegna si procederà nei tempi e secondo le modalità che verranno concordate con il dirigente.
  6. La richiesta di accesso debitamente sottoscritta e datata, dovrà indicare gli estremi dell’atto di cui si richiede copia e la dichiarazione che detta copia sarà utilizzata esclusivamente per l’esercizio delle funzioni connesse alla carica elettiva ricoperta.
  7. Il dirigente e/o il responsabile dell’ufficio competente qualora rilevi la sussistenza di divieti o impedimenti al rilascio della copia richiesta ne da informazione entro il termine di cui al precedente comma al Consigliere indicandone per iscritto i motivi che non consentono il rilascio.
  8. Per le copie di atti e documenti di cui al presente articolo non sono addebitabili al Consigliere comunale rimborsi di costi di ricerca, visura, fotocopia e rilascio sia perché l’esercizio del diritto d’accesso attiene all’esercizio della funzione pubblica di cui il richiedente è titolare, sia perché in nessun caso egli può fare uso privato dei documenti così acquisiti.
ART. 20 - Diritto d'accesso dei Consiglieri a strutture comunali

1.      I Consiglieri comunali, per l'esercizio del proprio mandato, hanno diritto d'accesso a tutte le sedi e le strutture utilizzate dal Comune per lo svolgimento delle attività d'istituto.
2.      L'esercizio di tale diritto deve avvenire durante l'orario in cui la struttura e' utilizzata e con modalità tali da non recare intralcio o disturbo allo svolgimento delle attività e da non violare i diritti degli utenti.
3.      Il Consigliere che desidera accedere a una delle strutture di cui al 1° comma ne fa richiesta scritta al dirigente responsabile della stessa, il quale accompagna il Consigliere nella visita o dispone per il suo accompagnamento.
4.      Il dirigente può negare, limitare o differire l'accesso qualora la richiesta non rientri nell'esercizio del mandato consiliare o contrasti con quanto disposto al precedente 2° comma, debitamente motivando tale decisione.
5.      La richiesta di visitare cantieri e strutture comunali utilizzate da altri soggetti deve essere formulata al Dirigente responsabile che provvede a garantire lo svolgimento della visita nel tempo strettamente necessario concordato con il Consigliere stesso, nel rispetto della normativa vigente in materia.

ART. 21 -  Divieto di mandato imperativo

1.      Ogni Consigliere comunale rappresenta l’intera comunità ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.
2.      Nell’adempimento delle funzioni connesse alla carica elettiva egli ha pertanto piena libertà d’iniziativa, di opinione e di voto.

ART. 22  - Responsabilità personale – Esonero

1.      Il Consigliere Comunale è responsabile, personalmente, dei voti espressi in favore o contro provvedimenti deliberativi dal Consiglio.
2.      E’ esente da qualsiasi responsabilità il Consigliere assente giustificato dall’adunanza o che per legittimi motivi non abbia preso parte alla deliberazione.
3.      E’ parimenti esente da responsabilità conseguente all’adozione di un provvedimento deliberativo il Consigliere che abbia dichiarato, prima della votazione, il proprio dissenso od abbia espresso voto contrario, chiedendo di far risultare a verbale la sua posizione.

ART. 23 - Diritto di iniziativa dei Consiglieri

1.      I Consiglieri comunali hanno diritto di iniziativa su ogni argomento di competenza del Consiglio comunale; essi esercitano tale diritto in conformità alle disposizioni contenute nel presente capo, e mediante la presentazione di proposte di deliberazione e di emendamenti,
2.      I Consiglieri hanno inoltre diritto di presentare interrogazioni, interpellanze, mozioni e ordini del giorno in conformità alle norme contenute nel presente capo.
3.      Qualora la qualificazione giuridica dell’atto di iniziativa non risulti corretta, il Presidente del Consiglio può darne diversa definizione.
4.      Nel caso che la proposta risulti estranea alle competenze del Consiglio comunale, non legittima o priva della copertura finanziaria, il Presidente del Consiglio comunale comunica ai Consiglieri proponenti che la stessa non può essere sottoposta al Consiglio comunale. La comunicazione è inviata per conoscenza ai Capigruppo. Se l’istruttoria si è conclusa favorevolmente, il Presidente del Consiglio comunale iscrive la proposta all’Ordine del Giorno del primo Consiglio comunale utile indicando l’oggetto e il Consigliere proponente.

ART. 24 - Interrogazioni

1.      L’interrogazione, presentata per iscritto al Presidente del Consiglio, consiste in una domanda rivolta al Sindaco, alla Giunta o ad un singolo Assessore per ottenere informazioni utili all’esercizio del mandato del Consigliere. Essa non investe il Consiglio comunale.
2.      Alla interrogazione viene data risposta scritta entro 30 (trenta) giorni liberi. In mancanza della risposta l’interrogazione s’intende trasformata in interpellanza, ed a richiesta del proponente, viene inserita all’Ordine del Giorno del primo Consiglio Comunale utile, sempre che l’interrogato, nei 30 giorni dalla presentazione dell’interrogazione, non chieda per iscritto un termine determinato per acquisire elementi cognitivi necessari alla risposta.

ART. 25 - Interpellanze

1.      L’interpellanza consiste nella domanda scritta rivolta al Sindaco o alla Giunta circa i motivi e i criteri in base ai quali siano stati presi o si stiano per prendere taluni provvedimenti, ovvero per conoscere gli intendimenti del Sindaco stesso o della Giunta o se, come e quando si voglia provvedere in merito a particolari situazioni che interessino, direttamente o indirettamente il Comune, perché ne sia data risposta pubblica nella seduta del Consiglio comunale.
2.      Le interpellanze sono formulate per iscritto e indirizzate al Presidente del Consiglio; una volta registrate al protocollo generale del Comune, che ne indica la data ed il numero progressivo attribuito, vengono trasmesse altresì al Sindaco. Esse devono essere presentate almeno 6 (sei) giorni liberi prima della convocazione del Consiglio comunale nella quale si chiede siano trattate.

ART. 26 - Mozioni

1.      La mozione è un atto di indirizzo politico che uno o più Consiglieri comunali possono presentare allo scopo di promuovere una deliberazione del Consiglio Comunale per impegnare il Sindaco e/o la Giunta a:
a)      adottare determinati provvedimenti o ad attenersi a determinati criteri o a perseguire determinati fini ed obiettivi o ad attuare determinati programmi nel perseguimento delle loro funzioni;
b)      esprimere giudizi e posizioni relativamente a problematiche di competenza comunale, all’attività svolta dal comune, direttamente o mediante altri enti e soggetti;
c)      disciplinare procedure e stabilire adempimenti dell’amministrazione nei confronti del Consiglio, affinché esso possa esercitare efficacemente le proprie funzioni.
2.      Le mozioni devono essere presentate almeno 6 (sei) giorni liberi prima della seduta del Consiglio comunale nella quale si chiede siano trattate e sono svolte secondo l’ordine di loro presentazione.
3.      Ove il testo della mozione presentata non corrisponda alle funzioni e caratteristiche di cui al comma 1, ovvero la sua formulazione costituisca violazione di legge o di regolamento, l’Ufficio di Presidenza può dichiararla inammissibile, disponendo che non venga inserita all’ordine del giorno, dandone motivata comunicazione scritta, entro i cinque giorni successivi alla presentazione, al primo firmatario.

 

ART. 27 – Ordini del giorno

1.      Il Sindaco, la Giunta ovvero uno o più Consiglieri possono presentare un ordine del giorno, consistente in un documento scritto di carattere politico, con il quale il Consiglio comunale esprime il proprio orientamento o formula proposte e richieste in ordine a questioni di rilevante e attuale interesse pubblico.
2.      Gli ordini del giorno sono presentati al Presidente del Consiglio comunale che li iscrive fra gli argomenti da trattare nella prima seduta utile del Consiglio comunale.

CAPO II

DOVERI DEI CONSIGLIERI

 ART. 28  - Partecipazione alle adunanze

1.      Il Consigliere comunale è tenuto a partecipare a tutte le adunanze del Consiglio.
2.      Nel caso di assenza, la giustificazione può avvenire nei modi di cui all’art. 30 c. 2.
3.      Il Consigliere che si assenta definitivamente dall’adunanza deve, prima di lasciar la sala, avvertire il Segretario perché sia presa nota a verbale.

ART. 29  - Astensione obbligatoria

1.      Il Sindaco, gli Assessori e i Consiglieri Comunali devono astenersi dal prendere parte alla discussione ed alla votazione di delibere riguardanti interessi propri o di loro parenti o affini sino al quarto grado. L’obbligo di astensione non si applica ai provvedimenti normativi o di carattere generale, quali i piani urbanistici, se non nei casi in cui sussista una correlazione immediata e diretta fra il contenuto della deliberazione e specifici interessi dell’amministratore o di parenti o affini sino al quarto grado.
2.      Non si applica tale obbligo nei casi di rapporti di dipendenza organica a vari enti, non rientranti in funzione direttive o dirigenziali di diretto rapporto o contatto con il Comune.
3.      I componenti dell’organo consiliare tenuti ad astenersi e ad assentarsi ne informano il Segretario Comunale che dà atto a verbale dell’avvenuta osservanza di tale obbligo.

ART. 30 -  Decadenza dei consiglieri

1.      I Consiglieri Comunali decadono dalla carica per il verificarsi di una delle seguenti cause:
a)          assenze ingiustificate a tre sedute consecutive del Consiglio Comunale;
b)        sopravvenienza o riconoscimento di cause di ineleggibilità o di incompatibilità previste dalla legge;
2.      Il Consigliere che non può partecipare ad una seduta del Consiglio, al fine di non incorrere nella decadenza, dovrà comunicare i motivi dell’assenza al Presidente del Consiglio per iscritto o tramite il proprio Capo Gruppo in apertura della seduta consiliare. Il Presidente ne informerà il Consiglio durante l’appello dei presenti. Il Consigliere che non comunicherà preventivamente la sua impossibilità a partecipare alla seduta, sarà considerato assente ingiustificato.
3.      Qualora accerti in capo ad un Consigliere in carica l’esistenza delle condizioni di cui al c. 1 lett. a) il Presidente gli contesta con lettera raccomandata la situazione di decadenza, assegnando un termine non inferiore a dieci giorni per la presentazione di controdeduzioni. In caso di mancata risposta o di risposta ritenuta non esauriente il Consigliere sarà dichiarato decaduto con provvedimento inappellabile e definitivo, assunto con il voto favorevole della maggioranza dei Consiglieri assegnati.
4.      Il Consiglio provvede poi immediatamente alla surrogazione del Consigliere dichiarato decaduto.

 

ART. 31 – Dimissioni dei consiglieri

1.      Le dimissioni dei Consiglieri debbono essere indirizzate in forma scritta al Consiglio Comunale per il tramite del Presidente del Consiglio stesso. Esse devono essere assunte immediatamente al protocollo dell’Ente e diventano irrevocabili dalla data della loro presentazione, non necessitano di presa d’atto e sono efficaci immediatamente.
2.      Il Consiglio entro e non oltre dieci giorni dalla data di presentazione delle dimissioni procede alla surroga dei Consiglieri dimissionari, con separate deliberazioni, seguendo l’ordine di presentazione delle dimissioni quali risulta dal protocollo.

ART. 32  – Surroga dei consiglieri

1.      Nel caso di successiva cessazione per qualsiasi causa, dalla carica di Consigliere comunale, si procede alla surrogazione, convalidando l’elezione di colui che nella medesima lista ha riportato il maggior numero di preferenze dopo gli eletti, previo accertamento dell’insussistenza delle cause di ineleggibilità e incompatibilità previste dalla legge.
2.      La deliberazione di convalida è immediatamente eseguibile ed il consigliere subentrante, se presente in aula, è ammesso  subito a partecipare ai lavori consiliari.

 TITOLO VI

FUNZIONAMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE

CAPO I

CONVOCAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE

1.      Il Presidente del Consiglio, d’accordo con il Sindaco, fissa il giorno delle sedute consiliari.
2.      L’avviso di convocazione contiene l’indicazione del giorno, dell’ora dell’adunanza e della sede nella quale la medesima ha luogo.
3.      L’avviso precisa se l’adunanza ha carattere ordinario o se viene convocata d’urgenza e se la stessa è prima o seconda convocazione; in mancanza, l’adunanza si intende ordinaria e di prima convocazione.
4.      Se nell’avviso di prima convocazione sono indicati anche il giorno e l’ora della seconda e nell’adunanza di prima convocazione non viene raggiunto il numero legale, il Consiglio si intende convocato in seconda convocazione.
5.      Se la riunione di prima convocazione è dichiarata deserta per mancanza del numero legale e nell'avviso di convocazione non è indicato il giorno e l'ora della seconda, il Consiglio può essere convocato in seconda convocazione con avviso da trasmettere nei modi e nei termini stabiliti per la prima. La seduta di seconda convocazione è prevista in un giorno diverso da quello di prima convocazione.
6.      Il Presidente è tenuto a convocare il Consiglio comunale in un termine non superiore a venti giorni, quando lo richiedano un quinto dei Consiglieri o il Sindaco inserendo all’ordine del giorno le questioni richieste.
7.      Il termine di cui al precedente comma decorre dal giorno successivo a quello in cui perviene al Comune la richiesta dei Consiglieri, indirizzata al Presidente del Consiglio comunale, che viene immediatamente registrata al protocollo generale dell’Ente.
8.      Dell'avviso di convocazione fa parte integrante l'ordine del giorno della seduta, nel quale sono indicati, mediante un numero progressivo, i distinti argomenti della seduta, individuati da una proposizione che descrive in modo chiaro ed inequivocabile il contenuto essenziale.
9.      Il Presidente, per opportuna conoscenza dei cittadini, dispone la pubblicazione di manifesti per rendere noti la sede, il giorno, l'ora di convocazione del Consiglio e gli argomenti da trattare nella seduta.

ART. 34 - Modalità e termini di trasmissione dell'avviso di convocazione

1.      L'avviso di convocazione, unitamente all'ordine del giorno, è pubblicato all’albo pretorio o con altra modalità prevista dalla legge, e trasmesso ai Consiglieri, al Sindaco ed al Segretario Generale, di norma mediante sistemi telematici di comunicazione o, su richiesta del Consigliere, mediante deposito nella sede comunale.
2.      L'avviso per le sedute ordinarie è trasmesso con le modalità di cui al comma 1 almeno cinque giorni liberi prima di quello stabilito per l'adunanza.
3.      Per le riunioni in via di urgenza, l'avviso è trasmesso almeno ventiquattro ore prima.
4.      L'eventuale tardiva, omessa o irregolare comunicazione dell'avviso di convocazione è sanata dalla presenza del Consigliere in adunanza.
5.      Se dopo la trasmissione degli avvisi, occorre aggiungere all'ordine del giorno argomenti urgenti ed improrogabili, sentita la Conferenza dei Capigruppo, è dato avviso ai Consiglieri almeno ventiquattro ore prima della seduta, comunicando l'oggetto degli argomenti aggiunti.
6.       La motivazione dei provvedimenti aggiunti all'ordine del giorno in via d'urgenza può essere sindacata dal Consiglio, il quale può stabilire, a maggioranza dei presenti, che la loro trattazione sia rinviata alla seduta successiva, salvo che il rinvio non determini la scadenza di termini perentori.
7.      Nel calcolo dei termini non si computa il giorno della trasmissione dell'avviso di convocazione, si considera il giorno in cui ha luogo la seduta e sono compresi i giorni festivi.


ART. 35 - Elenco degli argomenti da trattare
1.      Il Presidente stabilisce l'elenco degli argomenti da trattare nel corso delle sedute del Consiglio comunale (ordine del giorno).
2.      L'elenco segue, di norma, un ordine di precedenza per la discussione delle proposte stabilito come segue:
a)      comunicazioni
b)      deliberazioni in senso tecnico;
c)      ordini del giorno.
d)     mozioni;
e)      interpellanze.
3.      Nessun argomento può essere sottoposto a discussione e a deliberazione se non risulta iscritto all’ordine del giorno dell’adunanza. Tuttavia, qualora la Conferenza dei Capigruppo lo decida preliminarmente o il Consiglio comunale lo decida all’unanimità, potranno essere discussi e votati argomenti che non richiedano l’adozione di un provvedimento amministrativo.
4.      Il Presidente può, in qualunque momento, decidere di invertire l’ordine di trattazione degli argomenti in discussione anche su proposta motivata del Sindaco o di un Consigliere.
5.      Per lo svolgimento delle interpellanze non è richiesto il numero legale.
6.      Nelle adunanze nelle quali vengono discussi statuto, bilancio preventivo, rendiconto, piano urbanistico e/o le sue varianti generali, non viene iscritta all’ordine del giorno la trattazione di interpellanze, mozioni, ordini del giorno.

ART. 36 - Deposito degli atti

1.      Le proposte di deliberazioni, unitamente agli atti e documenti che delle stesse costituiscono parte integrante od allegato, iscritte all’Ordine del Giorno devono essere depositate presso la segreteria generale il medesimo giorno della convocazione.
2.      Gli atti relativi alle adunanze convocate d’urgenza o ad argomenti aggiunti all’ordine del giorno, sono depositati almeno ventiquattro ore prima dell’adunanza.
3.      Le proposte relative alla modifica dello statuto e dei regolamenti, nonché le proposte relative all’adozione di nuovi regolamenti, devono essere comunicate ai Capigruppo almeno dieci giorni liberi prima dell’adunanza nella quale dovranno essere discussi. Il deposito di tali atti avviene dal momento della comunicazione ai Capigruppo, dandone avviso ai Consiglieri.
4.      I Consiglieri hanno diritto di prendere visione, durante le ore di ufficio, di tali atti e di chiederne copia, che potrà essere resa disponibile anche in via telematica.

ART. 37 - Durata delle sedute consiliari

1.      Il tempo massimo di durata del Consiglio è fissato in quattro ore, salvo diversa indicazione del Consiglio stesso nei modi stabiliti dall’art. 73 c. 4.
2.      Qualora non venga esaurita la trattazione degli argomenti posti all’ordine del giorno, questi vengono inseriti nella successiva seduta con ordine di precedenza rispetto agli altri, fermo restando l’ordine di trattazione stabilito all’art. 35 del presente regolamento.
3.      In caso di deliberazioni iscritte all’ordine del giorno per le quali sia prevista l’adozione entro scadenze o termini stabiliti dalla legge o da atti amministrativi generali, la trattazione delle medesime si protrae fino al completamento delle relative operazioni di voto.
4.      In tutti gli altri casi, sulla prosecuzione ad oltranza della seduta decide il Consiglio comunale con il voto favorevole della maggioranza dei Consiglieri presenti, sentito un Consigliere contro ed uno a favore per non più di due minuti ciascuno.

CAPO II

SVOLGIMENTO DELLE SEDUTE

ART. 38 - Sedute ordinarie e d’urgenza
1.      Il Consiglio comunale è normalmente convocato in seduta ordinaria.
2.      Può essere convocato d'urgenza per fatti contingenti, per motivi eccezionali o per l'adozione di atti urgenti ed improrogabili. Questi ultimi possono, altresì, essere aggiunti all'ordine del giorno di una seduta consiliare già convocata.
3.      Sono fatti salvi gli obblighi di convocazione del Consiglio in capo al Presidente nei casi previsti dalle leggi, dallo Statuto e dal presente regolamento.

ART. 39 - Sedute di seconda convocazione

1.      E' seduta di seconda convocazione, per ogni oggetto iscritto all'ordine del giorno, quella che succede ad una precedente dichiarata deserta per  mancanza del numero legale o che segue ad una prima iniziatasi col numero legale dei presenti ed interrotta nel suo corso per essere venuto meno il numero dei Consiglieri, limitatamente agli affari rimasti da trattare nella prima.
2.      Nel caso di argomenti volontariamente rinviati dal Consiglio comunale per la trattazione in una seduta successiva, oppure di seduta che segua ad altra volontariamente interrotta per motivo diverso dalla mancanza del numero legale dei presenti, la nuova adunanza mantiene il carattere di prima convocazione.
3.      La seduta di seconda convocazione è dichiarata deserta con le medesime modalità previste per la seduta di prima convocazione.
4.      All’ordine del giorno di un’adunanza di seconda convocazione possono essere aggiunti argomenti non compresi nell’ordine del giorno di quella di prima convocazione andata deserta o dichiarata sciolta. Tali argomenti debbono essere iscritti e trattati nella riunione dopo quelli di seconda convocazione e per essi la seduta ha il carattere e richiede le presenze previste per la prima convocazione.

ART. 40 - Sedute “aperte”

1.      Quando si verificano le particolari condizioni previste dallo statuto o rilevanti motivi d’interesse della comunità lo fanno ritenere necessario il Presidente sentito il Sindaco e la Giunta può convocare l’adunanza “aperta” del Consiglio Comunale, nella sua sede abituale od anche in altro luogo.
2.      Tali adunanze hanno carattere straordinario ed alle stesse, con i Consiglieri Comunali, possono essere invitati parlamentari, rappresentanti della Regione, della Provincia, di altri Comuni, degli organismi di partecipazione popolare e delle associazioni sociali, politiche e, sindacali interessate agli argomenti da discutere.
3.      In tali particolari adunanze, il Presidente, garantendo la piena libertà di espressione dei membri del Consiglio Comunale, consente anche interventi dei rappresentanti come sopra invitati, che portano il loro contributo di opinioni, di conoscenze, di sostegno e illustrano al Consiglio Comunale gli orientamenti degli enti e delle parti sociali rappresentate.
4.      Durante le adunanze “aperte” del Consiglio Comunale non possono essere adottate deliberazioni od assunti, neanche in linea di massima, impegni di spesa a carico del Comune.

ART. 41 - Pubblicità e segretezza delle sedute

1.      Le sedute consiliari sono pubbliche e, nell'apposito spazio riservato al pubblico, chiunque e senza discussione, può assistervi.
2.      Il Consiglio può determinare, su proposta del Presidente o di qualsiasi altro Consigliere, che taluni oggetti vengano trattati in seduta segreta, anche durante il corso della discussione, qualora sussistano od intervengano motivi che riguardino la riservatezza di persone, gruppi o imprese.
3.      Quando nella discussione di un argomento in seduta pubblica sono introdotte valutazioni sulla moralità, carattere, capacità e comportamenti di persone, gruppi o imprese, il Presidente invita i Consiglieri a sospendere la discussione e disporre il passaggio in seduta segreta per continuare il dibattito stabilendo che le persone estranee al Consiglio, escluse quelle di cui al comma 5, escano dall'aula.
4.      Il Consiglio può deliberare di riunirsi in seduta segreta quando la trattazione palese possa essere pregiudizievole agli interessi patrimoniali del Comune.
5.      Durante le adunanze segrete possono restare in aula, oltre ai componenti il Consiglio ed al Segretario Generale, il personale che lo coadiuva, tutti vincolati dal segreto d'ufficio.

ART. 42 - Numero legale e validita’ della seduta

1.      Per la validità delle sedute del Consiglio comunale è richiesta la presenza della maggioranza dei Consiglieri assegnati.
2.      Per la validità delle sedute di seconda convocazione è necessaria la presenza di almeno un terzo dei Consiglieri assegnati, senza computare a tal fine il Sindaco.

ART. 43 - Accertamento numero legale e seduta deserta

1. All’ora stabilita nell’avviso di convocazione il Presidente chiede al Segretario Comunale di procedere all’appello e di verificare il numero legale.  Se a seguito a tale accertamento si verifica la mancanza del numero legale, il Presidente, decorsi sessanta minuti dall’ora stabilita nell’avviso di convocazione, dichiara deserta l’adunanza, ne ordina la trascrizione a verbale con l’indicazione dei Consiglieri presenti e la rinvia ad altra data.
3. Il Presidente non è tenuto a verificare, nel corso della seduta, se il Consiglio sia o meno in numero legale. La presenza del numero legale deve essere accertata prima di ogni votazione.
4. Ogni Consigliere può richiedere verbalmente che il Presidente proceda alla verifica del numero legale in ogni momento.
5. Qualora si constati che è venuto a mancare il numero legale, il Presidente sospende la seduta per dieci minuti; scaduto tale termine, si procede ad una nuova verifica e se si constata che il numero legale non viene raggiunto il Presidente dichiara sciolta la seduta.

ART. 44 - Partecipazione del Segretario
1.      Il Segretario Generale:
a.       svolge compiti di collaborazione e funzioni di assistenza giuridico-amministrativa del Consiglio comunale in ordine alla conformità dell’azione amministrativa alle leggi, allo Statuto e ai regolamenti;
b.      è responsabile della redazione del verbale della seduta;
c.       se richiesto dal Presidente o con suo assenso, interviene su questioni relative agli argomenti in discussione, fornendo eventuali informazioni e chiarimenti,
d.      coadiuva il Presidente per assicurare il corretto e ordinato svolgimento dei lavori del Consiglio.
2.      In caso di assenza o di impedimento, il Segretario è sostituito dal Vice Segretario.
3.      Le disposizioni relative all’obbligo di astensione, nei casi previsti dalla legge, dallo Statuto o dal presente regolamento, si applicano altresì al Segretario comunale; in tali casi, durante la trattazione dell’argomento, il Segretario si allontana dall’aula durante la discussione e la deliberazione. Le sue funzioni sono assolte dal Vice Segretario, se presente, o in mancanza da un Consigliere designato dal Presidente.
4.      In caso di assenza o di impedimento il Segretario Comunale è sostituito dal Vice Segretario Generale o da chi ne fa le veci.
5.      Laddove non espressamente richiesto, è comunque facoltà dei Dirigenti presenziare alle sedute del Consiglio Comunale.

ART. 45 - Registrazioni audio e video

1.      Sono consentite le registrazioni delle adunanze effettuate con sistemi di registrazione audio  ai fini della sola attività documentale istituzionale del Comune. E’ tassativamente vietata ogni altra attività di registrazione, sotto forma di audio e video, delle medesime adunanze, aventi carattere privato, se non esplicitamente autorizzate dal Presidente cui si deve rivolgere specifica richiesta scritta e motivata almeno due giorni prima dello svolgimento della seduta. E’ facoltà del Presidente, nei casi di inottemperanza rispetto a quanto previsto dal presente comma, disporre l’allontanamento dei soggetti inadempienti dall’aula consiliare, anche avvalendosi della forza pubblica.

ART. 46 - Ordine dei lavori

1.      All’ora stabilita nell’avviso di convocazione il Presidente chiede al Segretario Comunale di procedere all’appello e di verificare il numero legale. Quindi il Consiglio comunale inizia i suoi lavori con le comunicazioni. Sulle comunicazioni non si apre il dibattito, ma possono essere avanzate solo richieste di chiarimento.
2.      Successivamente, ha inizio l’esame degli argomenti iscritti all'ordine del giorno, nella stessa sequenza in cui i medesimi risultano iscritti.
3.      L’inversione della trattazione degli argomenti iscritti all’ordine del giorno della seduta è decisa dal Presidente. La proposta, debitamente motivata, può essere avanzata anche dal Sindaco o da un Consigliere.
4.      In caso di contestazione della decisione, la questione viene rimessa al Consiglio che decide immediatamente dopo avere ascoltato, per non più di due minuti ciascuno, un Consigliere a favore ed uno contrario alla sua decisione.
5.      Il Presidente può, in ogni momento nel corso della seduta, disporre l’accorpamento della discussione di oggetti distinti la cui trattazione congiunta appaia più opportuna.
6.      Nei casi di urgenza, il Sindaco può richiedere in corso di seduta al Presidente di fare comunicazioni al Consiglio; in tal caso, il Presidente rende nota al Consiglio la richiesta del Sindaco precisando l’oggetto della comunicazione. Nel merito di tali comunicazioni è consentito l’intervento di un solo oratore per ogni gruppo, per un tempo non superiore a tre minuti ciascuno.
7.      Lo spazio dedicato allo svolgimento di interpellanze e mozioni/ordini del giorno è pari complessivamente a 60 minuti, salvo diversa decisione del Consiglio Comunale, espressa nei modi previsti dall’art. 73 c. 4.

ART. 47 - Norme generali sulla discussione

1.      La discussione sulle proposte di deliberazione è introdotta dalla relazione del Sindaco o dell’Assessore competente per materia o di un Consigliere relatore.
2.      Dopo la relazione, il Presidente apre la discussione. La discussione è diretta dal Presidente il quale concede la parola ai singoli Consiglieri secondo l’ordine con cui questa viene richiesta.
3.      Il Presidente può autorizzare dirigenti comunali o funzionari a svolgere relazioni tecniche in Consiglio o a dare informazioni su argomenti all’ordine del giorno, ovvero può invitare consulenti e professionisti incaricati di progettazioni e studi per conto dell’Amministrazione per fornire illustrazioni e chiarimenti.
4.      La discussione è dichiarata chiusa dal Presidente quando non vi siano altri iscritti a parlare e sia intervenuta la replica del relatore.
5.      Non sono permesse richieste aventi fini meramente dilatori, quali la lettura integrale di regolamenti o di altri documenti aventi ragguardevoli dimensioni e comunque già inviati o messi per tempo (ex art. 36)  nella piena disponibilità dei Consiglieri.
6.      Chiusa la discussione, si procede alle dichiarazioni di voto e alle votazioni.
7.      Il Presidente mantiene l'ordine, fa osservare il regolamento, concede la facoltà di parlare, coordina e dirige l’ordinato svolgimento delle discussioni; può altresì negare la formulazione di interventi contenenti frasi sconvenienti o estranee rispetto agli affari in discussione o alle attribuzioni del Consiglio.
8.      Il Presidente può richiamare all'ordine gli oratori che esorbitino dall'ambito degli argomenti oggetto d'esame e dai tempi di intervento previsti e non ottemperino ai suoi inviti; può togliere loro la parola dopo due richiami inutilmente rivolti ai medesimi.
9.      Il Presidente mette ai voti le proposte sulle quali il Consiglio è chiamato a deliberare e proclama l'esito delle votazioni.

ART. 48 - Disciplina e tempi degli interventi

1.      I Consiglieri ed i componenti della Giunta intervengono dal proprio posto, rivolgendosi sempre al Consiglio, esprimendosi in modo corretto e conveniente ed attenendosi all’argomento in discussione.
2.      Il Sindaco, l’Assessore delegato o l’eventuale Consigliere relatore illustrano la deliberazione in discussione per un tempo non superiore a cinque minuti, salvo che non sia diversamente richiesto dal Presidente del Consiglio comunale per ulteriori precisazioni o chiarimenti; i singoli Consiglieri quindi possono intervenire per un tempo non superiore a cinque minuti ciascuno. Il relatore ha facoltà di replicare per non più di tre minuti.
3.      Nessun Consigliere può prendere la parola più di una volta nel corso della stessa discussione, se non per fatto personale o dichiarazioni di voto.
4.      Sono vietate le discussioni e i dialoghi fra i Consiglieri; è garantito al Consigliere iscritto a parlare di pronunciare liberamente il proprio intervento nei limiti di tempo previsti dal presente regolamento.

 

ART. 49 - Fatto personale

1.      Costituisce fatto personale l’essere censurato nella propria condotta o il sentirsi attribuire fatti non veri od opinioni diverse da quelle espresse.
2.      Il Consigliere può chiedere la parola per fatto personale in qualunque momento della discussione, la quale è temporaneamente sospesa dal Presidente.
3.      Il Presidente, uditi i motivi della richiesta, decide sull’ammissibilità della stessa.
4.      Nel caso in cui il Presidente ritenga che sussista il fatto personale, il Consigliere può chiarire gli aspetti che lo riguardano per non più di tre minuti.
5.      Non è ammesso, con il pretesto del fatto personale, ritornare su una discussione chiusa, fare apprezzamento sui voti del Consiglio o comunque discuterli.

ART. 50 - Questione pregiudiziale e sospensiva

1.      La questione “pregiudiziale” consiste nella richiesta che un argomento non sia discusso, precisandone i motivi.
2.      La questione “sospensiva” consiste nella richiesta di rinvio della trattazione dell’argomento ad altra adunanza, precisandone i motivi per non più di tre minuti.
3.      Entrambe le questioni hanno carattere incidentale e la discussione non può iniziare o proseguire prima che il Consiglio si sia pronunciato su di esse.
4.      Nelle discussioni sulle questioni pregiudiziali e sospensive possono prendere la parola, oltre che il proponente, soltanto un Consigliere contro ed uno a favore per non più di due minuti ciascuno.

 ART. 51 - Presentazione degli emendamenti

1.      Gli emendamenti possono essere soppressivi, aggiuntivi e sostitutivi, e possono essere proposti dal Sindaco e  dai Consiglieri.
2.      La presentazione degli emendamenti alle proposte di deliberazioni, alle mozioni ed agli ordini del giorno si effettua in forma scritta, di norma entro il secondo giorno precedente quello dell’adunanza.
3.      Per le proposte di emendamenti presentate nel corso dell’adunanza, il Presidente fa accertare dal Segretario Comunale la necessità e possibilità di ottenere l’immediata esplicitazione dei prescritti pareri. Ove non sia accertata tale acquisibilità immediata, il Presidente rinvia l’ulteriore trattazione della delibera successivamente all’ultimo punto dell’Ordine del Giorno, oppure quando i necessari elementi di valutazione non sono acquisibili nel corso della riunione, il Consiglio può rinviare la votazione ad una seduta successiva. In tal caso tuttavia pareri devono essere acquisiti e depositati almeno ventiquattro ore prima della votazione per consentire al proponente eventuali necessarie modificazioni d’intesa con gli Uffici.
4.      Le integrazioni e le modificazioni al testo di una deliberazione presentate dal relatore, in fase di illustrazione sono automaticamente recepite nella delibera stessa e quindi non necessitano di apposita votazione.

 ART. 52 - Esame degli emendamenti

1.      Preliminarmente alla discussione generale, gli emendamenti presentati a norma del precedente art. 51 vengono illustrati al Consiglio dal proponente.
2.      Gli emendamenti sono votati prima della proposta cui si riferiscono, e sono posti in votazione prima quelli soppressivi, poi quelli modificativi ed infine quelli aggiuntivi; il Presidente ha facoltà di modificare l’ordine di votazione quando lo reputi opportuno ai fini dell’economia e della chiarezza della votazione stessa.
3.      Ciascun Consigliere può presentare più emendamenti e ritirarli fino al momento in cui la discussione è chiusa. Un emendamento ritirato dal proponente può essere fatto proprio da un altro Consigliere.

 ART. 53 - Chiusura della discussione

1.      Quando tutti i Consiglieri iscritti hanno parlato e sono intervenute le repliche del Presidente e/o del relatore, il Presidente stesso dichiara chiusa la discussione e ne può riassumere l’andamento e le proposte emerse.
2.      Chiusa la discussione, si procede alle dichiarazioni di voto e quindi alla votazione.

 ART. 54 - Dichiarazioni di voto

1.      Ciascun Capogruppo o suo delegato può preannunciare il voto a nome del proprio gruppo per non più di tre minuti.
2.      Gli altri Consiglieri possono prendere la parola per motivare il proprio voto per non più di due minuti solo se si dissociano dalla posizione del gruppo di appartenenza.

 CAPO III

DISCIPLINA DELLE SEDUTE

ART. 55 - COMPORTAMENTO DEI CONSIGLIERI
1.      I Consiglieri devono osservare nelle sedute un comportamento dignitoso e corretto nel rispetto delle altrui opinioni e libertà.
2.      Nella discussione degli argomenti i Consiglieri comunali hanno il più ampio diritto di esprimere apprezzamenti, critiche, rilievi e censure riguardanti atteggiamenti, opinioni o comportamenti politico-amministrativi. Tale diritto è esercitato escludendo qualsiasi riferimento alla vita privata e alle qualità personali di alcuno e va, in ogni caso, contenuto entro il limite dell’educazione e del civile rispetto, ferma restando l’osservanza dei limiti stabiliti dalle norme penali e dalle leggi in vigore a tutela della riservatezza.
3.      Se un Consigliere usa parole sconvenienti od offensive oppure turba con il suo contegno la libertà delle discussioni o l’ordine della seduta, il Presidente lo richiama.
4.      Dopo due o più formali richiami all’ordine oppure, in casi gravi , indipendentemente da quelli, il Presidente esprime una censura che viene riportata a verbale; laddove il Consigliere persista nel suo comportamento, il Presidente ne dispone l’espulsione dall’aula consiliare, che produce l’effetto di escludere il Consigliere dalla ulteriore partecipazione ai lavori della seduta. Qualora il Consigliere espulso non si allontani spontaneamente dall’aula, è considerato assente ad ogni effetto.

ART. 56 - PARTECIPAZIONE DEL PUBBLICO

1.      Nessuna persona estranea al Consiglio può introdursi nella parte della sala ove siedono i Consiglieri.
2.      Il pubblico che assiste alle sedute in spazio ad esso riservato, deve mantenere un contegno corretto, stare in silenzio ed astenersi da ogni segno di approvazione o disapprovazione, anche attraverso l’esposizione di striscioni e cartelli.
3.      Qualora le persone del pubblico turbino l’ordine, il Presidente, dopo opportuni richiami, ordina agli agenti della Polizia municipale di espellere gli autori del disordine.
4.      Qualora questi non siano individuabili o il pubblico non si attenga ai richiami, il Presidente può sospendere la seduta a meno che il Consiglio non deliberi che la seduta prosegua senza la presenza del pubblico.

CAPO VI

INTERPELLANZE, MOZIONI E ORDINI DEL GIORNO

ART. 57 - Svolgimento delle interpellanze
1.      La trattazione del complesso delle interpellanze iscritte all’ordine del giorno è svolta in ciascuna seduta fino ad un tempo massimo di 30 minuti, salvo diversa decisione del Consiglio Comunale, espressa nei modi previsti dall’art. 73 c. 4.
2.      Per lo svolgimento in aula delle interpellanze non è richiesta la presenza del numero legale.
3.      Le interpellanze su argomenti eguali, analoghi o connessi possono essere svolte contemporaneamente, a giudizio del Presidente.
4.      I Consiglieri non possono svolgere nella stessa seduta più di due interpellanze.
5.      Il Consigliere che ha presentato un’interpellanza ha diritto di esporla per un tempo non superiore a tre minuti.
6.      Nel caso di interpellanza sottoscritta da più di un Consigliere, essa viene svolta, di norma, dal primo firmatario, salvo che tra gli interpellanti non sia intervenuto un diverso accordo.
7.      Il Sindaco o il Vice Sindaco o l’Assessore competente per materia o, in sua assenza, un Consigliere incaricato dal Sindaco, risponde a ciascuna interpellanza iscritta all’ordine del giorno per non più di tre minuti.
8.      L’interpellante può dichiarare se è soddisfatto o meno della risposta per non più di due minuti.

 ART. 58 - Svolgimento delle mozioni e degli ordini del giorno

1.      La trattazione del complesso delle mozioni e degli ordini del giorno iscritte all’ordine del giorno è svolta in ciascuna seduta fino ad un tempo massimo di 30 minuti, salvo quanto previsto dall’art. 73 c. 4.
2.      I Consiglieri non possono svolgere nella stessa seduta più di due mozioni o ordini del giorno.
3.      Indipendentemente dal numero dei firmatari, la mozione è illustrata solo dal primo firmatario, o da uno degli altri firmatari, per un tempo non superiore a tre minuti.
4.      Nella discussione ciascun Consigliere può intervenire non più di una volta e per non più di tre minuti; il Sindaco o l’Assessore da questo delegato, può esprimere la posizione della Giunta per non più di tre minuti; seguono le eventuali dichiarazioni di voto per un tempo non superiore a tre minuti e quindi la votazione.
5.      Qualora non sia possibile esaurire lo svolgimento delle mozioni iscritte all’ordine del giorno, quelle non esaminate saranno svolte nella seduta immediatamente successiva, con precedenza rispetto alle altre.
6.      Le disposizioni del presente articolo si osservano anche per la trattazione degli ordini del giorno.

ART. 59 - Integrazioni e modificazioni ai testi degli ordini del giorno e mozioni
1.      Le integrazioni e le modificazioni al testo di un ordine del giorno e di una mozione presentate dal relatore, in fase di illustrazione sono automaticamente recepite negli stessi e quindi non necessitano di apposita votazione.
2.      Eventuali proposte di emendamenti integrativi o modificativi degli ordini del giorno e delle mozioni presentati da Consiglieri diversi dai sottoscrittori dei documenti vengono illustrati in aula dal proponente per non più di tre minuti.. Si intendono accolte e divengono parte integrante del testo se vengono esplicitamente accettate da tutti i presentatori.

ART. 60 - Ritiro e decadenza di interpellanze, mozioni e ordini del giorno
1.      Le interpellanze , le mozioni e gli ordini del giorno possono essere ritirate con dichiarazione dei relativi firmatari.
2.      Gli atti di cui al comma 1 si intendono decaduti se nessuno dei rispettivi firmatari sia presente all’inizio del loro svolgimento.

CAPO V

VOTAZIONI


ART. 61 - Validità delle votazioni
1.      La votazione non può aver luogo se i componenti il Consiglio non si trovano in numero legale secondo quanto stabilito dal precedente art. 42; nessuna deliberazione è validamente adottata dal Consiglio se non risulta approvata dalla maggioranza dei votanti, fatti salvi i casi in cui sia richiesto un differente quorum.
2.      I Consiglieri che si astengono dal voto, pur concorrendo a determinare la validità dell'adunanza, non si computano nel numero dei votanti.
3.      Qualora, in sede di votazione o in virtù del suo esito, emerga la mancanza del numero legale, il Presidente dichiara nulla l’eventuale votazione e procede alla sospensione della seduta per non più di cinque minuti, trascorsi i quali e persistendo la mancanza del numero legale, la votazione è rinviata ad altra seduta. Il Presidente, trascorsi ulteriori dieci minuti, ove venga accertata la presenza del numero legale, dispone la prosecuzione dello svolgimento ulteriore dell’ordine del giorno; in caso contrario dichiara chiusa la seduta.

ART. 62 - Ordine delle votazioni
1.      Il voto è sempre personale e non sono ammesse deleghe.
2.      Per ciascun argomento in ordine al quale il Consiglio sia chiamato ad esprimersi con un voto, le votazioni vengono effettuate secondo l'ordine seguente:
a)      prima le questioni pregiudiziali, comportanti l’esclusione della discussione e del voto sull'argomento;
b)      quindi le questioni sospensive, cioè il rinvio ad altra seduta della trattazione e del voto sull'argomento;
c)      successivamente gli emendamenti volti a modificare la proposta in discussione mediante soppressioni, sostituzioni o aggiunte;
d)     poi le singole parti del provvedimento proposto, qualora il Presidente abbia disposto la votazione per parti separate;
e)    infine il provvedimento nel suo complesso, con le modifiche ed integrazioni conseguenti agli emendamenti precedentemente approvati.
1.      Nella votazione in forma palese – che è la regola - i Consiglieri votano per alzata di mano.
2.      Il Presidente pone ai voti il provvedimento proposto, invitando prima di votare coloro che sono favorevoli, dopo i contrari ed infine gli astenuti ad indicare la loro posizione.
3.      Controllato l’esito della votazione con la collaborazione del Segretario Comunale, il Presidente ne proclama il risultato.
4.      La votazione è soggetta a controprova se questa viene richiesta anche da un solo Consigliere, purché immediatamente dopo la sua effettuazione.
5.      I Consiglieri che votano contro la deliberazione o si astengono devono risultare nominativamente a verbale.

ART. 64 - Votazione per appello nominale

1.      Alla votazione per appello nominale si procede quando sia prescritta della legge o dallo statuto o in tal senso si sia pronunciato il Consiglio, su proposta del Presidente o di almeno 2/5 dei Consiglieri.
2.      Il presidente precisa al Consiglio il significato del “si”, favorevole alla deliberazione proposta, e del “no” alla stessa contrario e delle eventuali astensioni.
3.      Il Segretario Comunale effettua l’appello, al quale i Consiglieri rispondono votando ad alta voce ed il risultato delle votazioni è riscontrato e riconosciuto dal Presidente, con l’assistenza del Segretario .
4.      Il voto espresso da ciascun Consigliere nelle votazioni per appello nominale è annotato a verbale.

ART. 65  - I consiglieri scrutatori

1.      Prima della discussione di argomenti per i quali sia prevista la votazione in forma segreta, il Presidente designa tre Consiglieri, di norma i più giovani, incaricandoli delle funzioni di scrutatore. La minoranza - se presente - deve essere rappresentata.
2.      L’assistenza degli scrutatori è obbligatoria per le votazioni a scrutinio segreto. Nei verbali di adunanza deve risultare per quali deliberazioni l’esito della votazione sia stato verificato con l’intervento dei Consiglieri scrutatori.

ART. 66 - Votazioni segrete

1.      La votazione segreta ha carattere eccezionale e deve effettuarsi – salvo i casi previsti dalla legge – in tutte le deliberazioni concernenti persone.
2.      La votazione segreta ha luogo con il sistema della scheda segreta. In tal caso si procede come appresso:
·         Le schede sono predisposte dalla segreteria comunale, in bianco, uguali di colore e formato, prive di segni di riconoscimento.
·         se si tratta di approvare o respingere una proposta, il voto sarà dato scrivendo "sì" oppure "no" sulla scheda;
·         se si tratta di nominare persone, il voto sarà dato scrivendo sulla scheda il nome di coloro in favore dei quali si intende votare. E' consentito distribuire ai consiglieri schede precedentemente preparate con i nomi dei vari candidati;
3.      I Consiglieri che si astengono dalla votazione sono tenuti a comunicarlo al Presidente, affinché ne sia dato atto nel verbale.
4.      Le schede, debitamente piegate, vengono poste in un'urna; il loro spoglio è fatto dagli scrutatori con l'assistenza del Segretario generale.
5.      Il numero delle schede votate deve corrispondere al numero dei Consiglieri votanti, costituito dai Consiglieri presenti meno quelli astenuti.
6.      Nel caso di irregolarità e quando il numero dei voti validi risulti diverso da quello dei votanti, il Presidente annulla la votazione e ne dispone l’immediata ripetizione.
7.      Nel caso di schede contestate, queste sono vidimate dal Presidente, da uno scrutatore e dal Segretario generale e sono conservate in archivio per la durata di un anno; le altre vengono distrutte al termine della seduta consigliare.
8.      Le schede bianche, quelle nulle e quelle non leggibili concorrono alla formazione del numero dei votanti.
9.      Il carattere “segreto” delle votazioni deve risultare dal verbale nel quale deve darsi atto che le operazioni di scrutinio sono state effettuate con la partecipazione dei Consiglieri scrutatori.

ART. 67 - Astensione facoltativa e obbligatoria dei Consiglieri dalla votazione

1.      I Consiglieri hanno facoltà di astenersi dal votare. Sono considerati astenuti i Consiglieri presenti che, invitati a votare, non partecipano alla votazione, né dichiarano di astenersi.
2.      I Consiglieri astenuti, di cui al comma precedente, concorrono alla formazione del numero legale (quorum strutturale) dei presenti per la validità della seduta, ma non si computano nel numero dei votanti.
3.      I Consiglieri debbono astenersi dal prendere parte alle deliberazioni riguardanti liti e contabilità loro proprie, verso il Comune e verso le aziende comunali dal medesimo amministrate o soggette alla sua vigilanza, come pure quando si tratta di interesse proprio o di interesse, liti o contabilità dei loro parenti o affini al 4° grado civile o di conferire impieghi ai medesimi.
4.      I Consiglieri astenuti, a norma del precedente comma, si allontanano dall'aula avvertendone il Segretario generale per la registrazione verbale.
5.      I Consiglieri allontanatisi non vengono computati tra i presenti al fine della verifica del numero legale.
6.      L'obbligo dell'astensione non ricorre necessariamente nei casi di provvedimenti normativi o di carattere generale.

ART. 68 - Esito delle votazioni

1.      Salvo che i provvedimenti, espressamente previsti dalle leggi o dallo statuto, per i quali si richiede un “quorum” speciale di maggioranza di voti, ogni deliberazione del consiglio comunale si intende approvata quando abbia ottenuto il voto favorevole della maggioranza dei votanti, ossia un numero di voti a favore pari ad almeno la metà più uno dei votanti. Se il numero dei votanti è dispari, la maggioranza assoluta è data da un numero di voti favorevoli che, raddoppiato, dà un numero superiore di una unità al totale dei votanti.
2.      I Consiglieri che si astengono dal voto si computano nel numero necessario a rendere legale l’adunanza, ma non nel numero dei votanti, che quindi  si determina sottraendo dal numero dei Consiglieri presenti il numero degli astenuti.
3.      Le schede bianche e nulle si computano per determinare la maggioranza dei votanti.
4.      Nelle votazioni segrete le schede bianche, le non leggibili e le nulle si computano nel numero dei votanti per determinare la maggioranza.
5.      Per le nomine e le designazioni di cui all'art. 42, lettera m), del D.Lgs. n.267/2000[1], e per ogni altro caso di nomina, si applica il principio della "maggioranza relativa", secondo il quale è sufficiente a formare la dichiarazione collegiale la semplice prevalenza dei voti.
6.      Dopo l’annuncio dell’esito della votazione il presidente conclude il suo intervento con la formula “il Consiglio ha approvato” oppure “il Consiglio non ha approvato”.
7.      Nel verbale viene indicato esattamente il numero dei voti favorevoli e contrari alla proposta e quello degli astenuti. Nelle votazioni con schede viene indicato il numero dei voti ottenuto da ciascun nominativo, inclusi i non eletti sono fatte salve le norme di legge o dello Statuto che per la validità delle deliberazioni prescrivono una maggioranza qualificata.

ART. 69 - Votazione infruttuosa per parità di voti

1.      Si considera infruttuosa la votazione con esito di parità di voti favorevoli e contrari.
2.      In tal caso, dopo eventuali chiarimenti del Presidente e del relatore sull'argomento, si procede alla rinnovazione della votazione seduta stante.
3.      Ove la parità di voti si ripeta anche nella votazione di cui al precedente comma, la proposta verrà reiscritta nell'ordine del giorno di una successiva seduta.

CAPO VI

VERBALI DELLE SEDUTE

 

ART. 70 - Processo verbale delle sedute

1.      Di ogni seduta il Segretario Generale del Comune, coadiuvato dagli impiegati della segreteria, redige il processo verbale, con il quale si documentano l’andamento della seduta stessa e le decisioni adottate dal Consiglio comunale.
2.      Il processo verbale è l'attestazione dei fatti avvenuti e delle dichiarazioni rese dai consiglieri alla presenza del segretario verbalizzante; con esso si dà atto del senso in cui si è manifestata la volontà del consiglio con la maggioranza prescritta e si determina l'esistenza giuridica delle deliberazioni.
3.      Il verbale di seduta è costituito dalla registrazione audio della stessa, conservata con le modalità di cui al precedente art. 68. Tali files audio possono essere convertiti in file di lettura.
4.      Tutti gli interventi avvenuti nel corso della seduta sono elencati cronologicamente nel verbale di deliberazione con richiamo, per il contenuto, alle registrazioni audio. 
5.      Il processo verbale deve:
a)      indicare il giorno e l'ora di inizio della seduta, i nomi dei consiglieri presenti all'appello di apertura e l'annotazione dei Consiglieri giunti posteriormente e di quelli che si sono allontanati;
b)      riportare il resoconto dell'andamento della seduta consiliare, indicando con le modalità di cui al precedente art. 68 le dichiarazioni e gli interventi dei Consiglieri
c)      indicare il numero dei voti favorevoli e contrari ad ogni proposta, precisando il nome degli astenuti e di coloro che si sono allontanati dall'aula
d)     far constare se le deliberazioni siano avvenute in seduta pubblica o segreta e la forma di votazione seguita. Nel verbale delle sedute segrete si deve tutelare l'esigenza della riservatezza.
6.      Ogni Consigliere ha facoltà di chiedere che nel verbale di deliberazione siano inserite alcune dichiarazioni proprie e di altri, a condizione che il relativo testo scritto sia fatto pervenire al Segretario Generale verbalizzante prima dello scioglimento della seduta consiliare.
7.      I verbali delle sedute del Consiglio, dopo la compilazione, sono sottoscritti dal Presidente e dal Segretario.
8.      Gli estratti del processo verbale dei lavori del Consiglio sono atti che sostanziano le deliberazioni dell’organo e sono utilizzati per le pubblicazioni ed il rilascio di copie conformi necessarie per ogni legittimo uso.

ART. 71 - Approvazione e rettifiche dei verbali

1.      Il verbale viene depositato nella segreteria comunale a disposizione dei Consiglieri che possono prenderne visione.
2.      Il verbale è di norma approvato nella seduta successiva; il Presidente propone di darlo per letto, se nessun consigliere chiede su di esso la parola per chiarire o puntualizzare il proprio intervento, senza però ritornare sul merito dell'argomento trattato.
3.      Le proposte di rettifica sono poste in votazione dopo che il proponente le abbia illustrate; se sono approvate, il Segretario le annota a margine del verbale cui le rettifiche si riferiscono.
4.      L'approvazione del verbale, con votazione palese per alzata di mano, non costituisce atto deliberativo del Consiglio.

ART. 72 – Resoconto delle sedute

1.      Gli interventi e le dichiarazioni effettuate nel corso della seduta consiliare vengono registrati e trasferiti su supporti informatici immodificabili, sotto forma di file audio elettronici indicizzati in modo da poter essere facilmente reperiti ed ascoltati in seguito con normali attrezzature informatiche od elettroniche.
2.      I supporti informatici contenenti i suddetti interventi vengono conservati dall’Ufficio Segreteria e dall’archivio comunale unitamente e con modalità analoghe a quelle con cui vengono conservati i verbali di deliberazione.
3.      Qualunque Consigliere può ottenere gratuitamente dall’Ufficio che detiene i supporti originali la riproduzione informatica audio di parte o di tutta l’adunanza consiliare.

 CAPO VII

NORME FINALI E TRASITORIE

ART. 73 -  Rispetto del regolamento
1.      E’ data facoltà ad ogni Consigliere ed al Segretario Generale di richiedere al Presidente della seduta, in ogni momento della seduta stessa, il rispetto e l’osservanza puntuale delle norme procedurali contenute nel presente Regolamento.
2.      I riferimenti normativi citati nel presente regolamento devono intendersi automaticamente adeguati ad eventuali future modifiche legislative e/o regolamentari che dovessero intervenire.
3.      I termini indicati nel presente regolamento (lavorativi o liberi) si intendono sempre decorrenti dal giorno successivo a quello della presentazione al protocollo comunale.
4.      In tutti i casi in cui – nel corso della seduta - il Consiglio comunale sia chiamato a decidere in merito allo svolgimento dell’adunanza stessa, si procede con il voto favorevole della maggioranza dei Consiglieri presenti, sentito un Consigliere contro ed uno a favore per non più di due minuti ciascuno.

ART. 74 - Entrata in vigore

1.      Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo a quello di esecutività della deliberazione che lo approva.
2.      Sostituisce ed abroga tutte le precedenti regolamentazioni che disciplinavano il funzionamento del Consiglio Comunale.
3.      La proposta di abrogazione totale del presente regolamento deve essere accompagnata dalla proposta di deliberazione di un nuovo regolamento.
4.      Una copia del presente regolamento sarà consegnata a ciascun Consigliere.


Sommario




















[1]      definizione degli indirizzi per la nomina e  la  designazione  dei rappresentanti del comune presso  enti,  aziende  ed istituzioni, nonché' nomina  dei  rappresentanti  del  consiglio  presso  enti,  aziende ed  istituzioni  ad  esso espressamente  riservata  dalla  legge.