IL DIARIO ALASSINO

domenica 1 maggio 2016

La corruzione in Italia... (di Eugenio Scalfari)

Da "repubblica.it" del 1 maggio 2016

Onestà e libertà rappresentano un binomio che ha illuminato alcuni fasi della storia occidentale ed anche di quella italiana

Ci sono molte magagne in Italia e in Europa ed una delle principali, specialmente nel nostro Paese, è l'affievolirsi della democrazia e l'accrescersi della corruzione. Sono due fenomeni diversi ma interconnessi. Per chiarire la natura del primo cito qui un passo del mio libro intitolato "L'allegria, il pianto, la vita", uscito un paio di anni fa. "La democrazia declina e declina anche la separazione dei poteri costituzionali che Montesquieu mise alla sua base.

Da noi quella preoccupante esperienza ebbe inizio nei primi anni Novanta e non si è più fermata. Quel declino ha colpito il potere giudiziario e quello legislativo, rafforzando il potere esecutivo che ormai accentra su di sé la forza del governare con il minor numero di controlli. Il processo è ancora in corso ma un primo obiettivo è già stato realizzato e consiste nel completo stravolgimento della democrazia parlamentare e dei partiti. I partiti sono ormai tutti "liquidi"; riflettono società ed economie altrettanto liquide: un Capo, un gruppo dirigente a lui devoto, un'attenzione particolare ai potenziali elettori, la scomparsa della democrazia politica all'interno dei partiti".

La corruzione diffusa purtroppo in tutte le classi sociali, dai più abbienti al ceto medio fino a quelli sulla soglia della povertà, ha come condizione preliminare il declino della democrazia partecipata. Di fatto è la scomparsa dello Stato come soggetto riconosciuto dai cittadini e quindi la scomparsa, nella coscienza delle persone, del concetto di interesse generale. L'effetto è il sovrastare degli interessi particolari, delle lobby economiche, delle clientele regionali, dei singoli e del loro circondario locale.

La corruzione dilaga, le mafie si affermano con le loro regole interne, i loro ricatti, il denaro illegale e gli illegali profitti che se ne ricavano, il mercato nero e il lavoro nero. Il popolo sovrano che dovrebbe essere la fonte dei diritti e dei doveri di tutti, ripone la sua affievolita sovranità nella corruzione. Corrisponde alla conquista d'un appalto, un posto di lavoro, un incarico importante nel mondo impiegatizio o imprenditoriale, si conquista insomma un potere.

Quel potere conquistato con la capacità di corrompere dà a sua volta la possibilità d'esser corrotti. I corruttori diventano corrompibili e viceversa: questa è la società nella quale viviamo. Non solo in Italia e non solo in Europa, ma in tutti i Paesi dell'Occidente. Negli Stati Uniti d'America si toccarono le punte massime nella Chicago del proibizionismo e del gangsterismo, ma c'era già prima ed è continuata dopo. È il vero e più profondo malanno della democrazia, fin dai tempi dell'antica Grecia che è all'origine della nostra civiltà.

L'impero ateniese fu la città della democrazia e contemporaneamente la culla della corruzione, molto più diffusa di quanto non lo fosse a Sparta e a Tebe. E così nella Roma antica, corrotta nelle midolla dai tempi della tarda Repubblica e a quelli dell'Impero. Accade talvolta che le dittature blocchino la corruzione. Quando il potere politico è interamente nelle mani di pochissimi o addirittura di uno soltanto, la corruzione scompare: il potere assoluto sopprime al tempo stesso la corruzione e la libertà.

Egualmente accade che la corruzione non c'è o è ridotta ai minimi termini quando il popolo è veramente sovrano. In quel caso - purtroppo poco frequente - il massimo della libertà, della separazione dei poteri, delle istituzioni che amministrano l'esercizio dei diritti e dei doveri, dello Stato di cui il popolo sovrano costituisce la base e che persegue l'interesse generale del presente in vista del futuro, della generazione dei padri che godono il presente e operano per le generazioni dei figli e dei nipoti; in quel caso l'onestà la vince. Onestà e libertà rappresentano un binomio che ha illuminato alcuni fasi della storia occidentale ed anche di quella italiana.

Fasi tuttavia assai transitorie, specialmente in Italia e la ragione non è certo di natura antropologica. Gli italiani non sono per natura un popolo di corrotti e di ladri, ma è la nostra storia che ha ridotto a plebe il popolo sovrano. Machiavelli lo teorizzò nei suoi scritti e nel suo "Principe" in modo particolare. Le Signorie erano un covo di intrighi e quindi di corruzione. Per di più lo Stato non esisteva, fummo per secoli servi di potenze straniere che facevano i propri interessi e non certo quelli d'un popolo schiavo.

Ma ci furono anche dei periodi di luce, di lotta per la libertà e per la costruzione dello Stato d'Italia, di assoluta onestà privata e pubblica. Pensate al trio di Mazzini, Cavour, Garibaldi, in dissenso tra loro ma uniti da diverse angolazioni per la libertà e l'indipendenza del nostro Paese. Ed anche alla guerra partigiana e alla Resistenza che coinvolse l'intera Italia centro-settentrionale, dai nuclei combattenti a gran parte del Paese che ad essi faceva da scudo. E così pure, ai tempi della ricostruzione materiale, morale e politica sulle rovine che la sciagurata guerra ci aveva lasciato in eredità.

Conclusione: la corruzione è figlia della scomparsa d'un popolo sovrano e d'una democrazia non partecipata di partiti "liquidi", dell'affievolimento dell'interesse generale e dello Stato che dovrebbe rappresentarlo e perseguirlo. Questa è la situazione in cui già da molti anni ci troviamo e che con lo scorrere del tempo peggiora. E questa è anche la situazione europea dove i fenomeni deleteri sono per certi aspetti ancor più gravi.

Cittadini segnalano: Atti Vandalici a Parco San Rocco

I Giochi dei bambini messi fuori uso dai vandali!

La Citta' di Alassio non puo'
farsi "metter sotto" da 4 teppistelli da strapazzo!




Non piove, allarmi meteo "ladri"

Da "IL SECOLO XIX" del 1 maggio 2016




venerdì 29 aprile 2016

Convocato il Consiglio Comunale di Alassio: Mercoledì 4 maggio 2016, ore 11


Vedi la registrazione del Consiglio Comunale di Alassio: venerdì 29 aprile 2016





Il Movimento "Politica per Passione" ha approvato e depositato il proprio Statuto presso il notaio Stefano Parodi ad Alassio

Ieri pomeriggio una trentina di Soci Fondatori del Movimento Politica per Passione, come rappresentanza territoriale delle moltissime persone che hanno partecipato alle riunioni sul territorio organizzate dal movimento nei mesi scorsi, simpatizzanti e militanti di centro destra, si sono dati appuntamento ad Alassio per la firma dello Statuto presso il notaio Parodi e per partecipare all'Assemblea Costituente dei Soci totalitaria, dove è stato eletto tramite votazione il Consiglio Direttivo che è così formato:

Presidente dell'Associazione: Marco MELGRATI; Vice Presidente: Pier Paolo PIZZIMBONE;
Segretario: Luana BEZZI;
Tesoriere: Marco BRAGHIN;
Portavoce/Addetto stampa: Matteo CANCIANI;
Consigliere: Gianantonio CERRUTI;
Consigliere: Sergio COLOMBO.
Consigliere: Giorgio MASSA

L'Assemblea ha anche dato mandato al Consiglio Direttivo di proporre entro la fine di maggio l'approvazione del Codice Etico del Movimento, che si chiamerà "La nostra bussola", una garanzia in più per dimostrare di voler veramente dare una svolta al modo di fare politica con lo scopo di essere trasparenti e "puliti" di fronte
alla gente e agli elettori. 
Saranno scelti tra la società civile tre autorevole persone di spicco che diverranno garanti di questo codice comportamentale e saranno membri del Comitato Etico dell'Associazione.

Movimento "Politica per Passione"

giovedì 28 aprile 2016

Adesso? Tutti zitti? Ci vuole il fisico per fare gli sbruffoni (di Giulio Cavalli)

Da "left.it" del 28 aprile 2016

L’avrebbe capito anche Donald Trump che a forza di perculare gli altri per questioni minime poi si sarebbe affondati: la deriva che ha imboccato il PD usando la Commissione Antimafia come clava contro il Movimento 5 Stelle convocando la sindaca di Quarto (nemmeno indagata) tanto per alzare un po’ di polvere e distrazione oggi suona ancora più patetica dopo che il presidente campano del PD Stefano Graziano appare in tutta la sua lurida nudità fin dai primi elementi d’indagine. 

Fermi tutti: prima che qualcuno dica che bisogna aspettare la sentenza di terzo grado colgo subito lo spunto per riprendere le parole di Rosaria Capacchione (già vittime di minacce dai Casalesi insieme a Roberto Saviano) che dice «che il Partito democratico della Campania fosse diventato oggetto di un arrembaggio piratesco da parte di affaristi privi di scrupoli e collusi, è cosa che abbiamo denunciato da molto tempo». Oltre alla giustizia c’è anche l’inopportunità: e che nel PD campano ci siano pochi anticorpi contro il malaffare è una storia stravecchia più di quella di Bertoldo. 

Insomma il PD che martellava la sindaca di Quarto si trova la dirigenza campana a braccetto con i Casalesi (per collusione o per ignoranza) e oggi fa sorridere rileggere le parole del senatore Mirabelli (componente piddino in commissione) che parlava di Quarto come “quadro preoccupante” e oggi si immola dicendo che il PD “fa molto contro le infiltrazioni”. Mirabelli, tra l’altro, ex penatiano di ferro e consigliere regionale in Lombardia, è commissario dem a Caserta: lui, uno che l’antimafia l’ha studiata cercandola su google. E che ora smentisce la Capacchione. Fantastico.

Ma ho voluto aspettare almeno ventiquattro ore per capire come ne sarebbe uscito lui, il fenomenale turbo Renzi, da una vicenda che sbriciola di colpo tutte le sue arzigogolate pantomime su magistratura, indagini e sentenze; ho aspettato anche di sentire qualche sibilo dall’onnipresente Picierno (sempre pronta a lottare contro la più piccola macchia di mafia sulle camicie degli altri) o perché no De Luca, Gennaro Migliore: insomma uno a caso di questa giovane nidiata di paninari campani arrivati al governo. Niente. Silenzio. I fanfaroni dei problemi degli altri oggi si sono chiusi a chiave nel cesso, come gli adolescenti che fumano di nascosto, in attesa di imbroccare il tweet giusto per riuscire a svignarsela ma non ci sono riusciti. Come succede sempre quando la fanno troppo grossa mandano avanti i pompieri professionisti con il grigissimo Guerini che ha ripetuto tutto il giorno “abbiamo fiducia nella magistratura” che ormai è diventata un po’ la nuova “non c’è più la mezza stagione” in casa PD.

Ma al di là del fatto in sé (i mafiosi fanno patti con chi governa e per questo difficilmente sentirete parlare di concorso esterno per qualche membro del partito dei “separatisti brianzoli” o cose del genere) stupisce che una classe dirigente sia stata talmente stupida da combattere il populismo (come lo chiamano loro) con un populismo se possibile ancora più peloso: utilizzare in politica l’antimafia per screditare l’opposizione è esattamente lo stesso atteggiamento (con gli stessi meccanismi) di cui Renzi ha accusato “certa magistratura”. Ancora una volta le zuffe tra paninari governanti e il resto del mondo hanno trascinato il dibattito nella palude da cui sembra che non si riesca ad uscire. Non sarebbe bastato che oggi Mirabelli (o chi per lui a nome del PD) avesse convocato con la stessa indole i dirigenti democratici campani in commissione antimafia? Perché la Picierno (o gli altri arieti democratici da tastiera) non hanno usato l’abituale verve per chiedere pulizia all’interno del proprio partito? Perché Renzi non ha trovato 140 caratteri arguti per dirci che in Campania si devono azzerare i vertici del partito? Già, perché?

Perché ci vuole il fisico, per fare gli sbruffoni: bisogna avere il coraggio di essere ancora più appuntiti nel vagliare le proprie mancanze, ancora più di quelle degli altri. Bisogna avere lo spessore di cercare la mafia dentro di sé ed estirpare quella, prima ancora di preoccuparsi di quella degli altri. È un po’ come la storia di quel tale e la trave nel proprio occhio. La ricordate? Ecco. In compenso fra qualche giorno li vedrete tutti tronfi a ricordare Pio La Torre: uno che, per dire, faceva pulizia nel proprio partito e per questo non era ben visto da tutti i “compagni”. Questi arriveranno tutti ggiovani e belli a fingere di commemorarlo senza immaginare che La Torre chiedeva spesso e espressamente di “entrare nel vivo delle responsabilità politiche” e lo chiedeva alla politica. Appunto.

Buon giovedì.

Decreto sull’edilizia scolastica: ecco chi ne beneficia in Provincia di Savona

Da "ivg.it" del 28 aprile 2018

500.000 euro al comune di Noli, 100.000 a quello di Vado Ligure, 44.000 a Stella e 25.000 a Tovo San Giacomo: ecco le quattro richieste accolte in maniera totale dal Governo Renzi in materia di edilizia scolastica. Ieri il presidente del Consiglio dei Ministri ha firmato il decreto che destina spazi finanziari per un totale 480 milioni in tutta Italia per la ristrutturazione e manutenzione degli edifici scolastici.

Quattro, come detto, i Comuni la cui domanda è stata accolta nella sua interezza. 

Ad altri invece il Governo ha concesso solo il 44,41% di quanto richiesto: si tratta di Alassio (421.907 euro), Varazze (109.696), Sassello(72.292), Celle Ligure (67.505), Carcare (13.323) e nuovamente Stella, che ha ricevuto un’esenzione di altri 133.234 euro (frutto di una richiesta da 300.000) da sommare ai 44.000 euro precedenti. A questi Comuni va aggiunta la Provincia di Savona, a cui è stata concessa un’esclusione 212.226 euro a fronte di 477.865 richiesti. In totale gli spazi finanziari concessi ai vari Enti locali savonesi sfiorano 1.700.000 euro.

Una vera e propria boccata d’ossigeno per Comuni e Provincia: il decreto infatti permetterà loro di escludere le cifre indicate dalle spese nel bilancio 2016. 

Il Dcpm recita: “Per l’anno 2016, nel saldo individuato ai sensi del comma 710 non sono considerate le spese degli enti locali per interventi di edilizia scolastica sostenute a valere sull’avanzo di amministrazione e su risorse rivenienti dal ricorso al debito“: tradotto, gli Enti non riceveranno il denaro bensì la possibilità di spendere quei soldi (se già nelle loro disponibilità, o per mezzo di mutui) senza doverli indicare tra le uscite e quindi senza che influiscano sul pareggio di bilancio dei vari Enti.

Gli enti locali beneficiari degli spazi finanziari saranno in ogni caso tenuti al monitoraggio degli interventi. La Struttura di missione comunicherà le modalità e le tempistiche aggiuntive per la trasmissione alla Struttura stessa dello stato di avanzamento dei lavori e della spesa. Gli enti locali beneficiari degli spazi finanziari dovranno provvedere all’aggiornamento dell’Anagrafe nazionale e regionale dell’edilizia scolastica relativamente agli edifici scolastici oggetto degli interventi effettuati grazie alla concessione di spazi finanziari. L’aggiornamento dovrà essere comunicato secondo le modalità e le tempistiche che la Struttura di missione indicherà agli enti beneficiari.

ALASSIO, ORDINANZA: NO A BOTTIGLIE DI VETRO IN LUOGHI PUBBLICI

La decisione del Sindaco per motivi di tutela di incolumità, ordine e sicurezza pubblica 

No a bottiglie di vetro per il consumo di bevande in luoghi pubblici. 

Lo ha deciso il Sindaco di Alassio Enzo Canepa, che ha firmato un'ordinanza che vieta a chiunque di utilizzare “bottiglie o contenitori di vetro per il consumo di bevande all'interno di vie, piazze, parchi, giardini, aree pubbliche in genere e aree demaniali attrezzate e custodite”. 

L'ordinanza firmata dal Sindaco è legata a motivazioni di ordine pubblico. 

“Nel territorio comunale di Alassio si è evidenziato un incremento di consumo di bevande alcoliche e non, contenute in recipienti di vetro, con conseguente abbandono degli stessi nelle pubbliche vie, nelle piazze e nelle aree verdi, determinando serio pericolo per l'incolumità pubblica e particolarmente per i bambini, anziani e animali domestici, abituali frequentatori di giardini e piazze”, spiega il documento. 

“A seguito delle numerose segnalazioni da parte di cittadini, che hanno lamentato l'abbandono indiscriminato di bottiglie vuote, vetri infranti nei luoghi pubblici, e condotte inammissibili quali il lancio di bottiglie, il danneggiamento di proprietà pubblica e privata, schiamazzi e altri episodi poco edificanti, abbiamo ritenuto necessario e urgente intervenire, per motivi di tutela dell'incolumità, dell'ordine e della sicurezza pubblica”, afferma il Sindaco di Alassio Enzo Canepa. 

L'ordinanza, già in vigore, resterà valida tutti i giorni fino al prossimo 31 ottobre, e nel restante periodo dell'anno nei giorni festivi e prefestivi. L'inottemperanza di quanto previsto dal documento, comporterà sanzioni amministrative da un minimo di € 25.00 fino a un massimo di € 500.00.

(Ufficio Stampa Comune di Alassio)

mercoledì 27 aprile 2016

Half Maraton di Alassio: 14 maggio 2016


La nave scuola "Amerigo Vespucci" dall'Arsenale di La Spezia, dopo lavori di manutenzione durati due anni, in navigazione verso il porto di Cagliari, inizia la campagna addestrativa 2016






Cittadini segnalano: Parco San Rocco! Atti vandalici...



Dall'approvazione del "Rendiconto" 2008 , al "Rendiconto" 2015. Dagli anni delle vacche grasse (???) agli anni della crisi

La maggioranza di Melgrati vota “ il rendiconto 2008 “
con il no del Gruppo “ Alassio più tua “


<Tutti gli affari che ad Alassio 

                    non conoscono mai crisi>                    


Trucioli Savonesi 

ospita una cronistoria di parte in attesa di smentite (o querele?)


E' tutto oro quello che luccica? 

La maggioranza degli elettori alassini felici e contenti 

di Gian Luigi Canavese*


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Nel 1993, con l’elezione diretta del Sindaco, inizia una nuova stagione per gli enti locali, in particolare per i Comuni.

E nel 1993 che nasce il " fenomeno Melgrati " che, da giovane architetto neolaureato, si trova ad essere il più importante Assessore della Città di Alassio per 8 anni e Sindaco , fino ad oggi, per altri otto.

La stabilità politica che assicura la nuova legge, insieme ad una maggiore disponibilità economica dovuta all'introduzione dell' I.C.I. (Imposta Comunale sugli Immobili) e l'eliminazione di qualsiasi controllo superiore di legittimità amministrativa (abolizione del CO.RE.CO. - Comitato regionale di controllo) sono i presupposti per amministrare bene e senza troppi intralci una città, chiunque venga eletto.

E difatti la prima Amministrazione Avogradro (1993-1997) sposta il Mercato settimanale, sistema la zona a mare dell'ex Adelasia, prende in mano l'annoso problema del Grand Hotel, inizia la riqualificazione urbana abbellendo diverse zone specialmente del centro storico.

Segue la seconda Amministrazione Avogadro (1997-2001), la prima Amministrazione Melgrati (2001-2006) ed è in corso la seconda Amministrazione Melgrati (2006-2011).

Come è naturale la spinta innovativa iniziale diminuisce ogni anno che passa.

Oggi rimane la pura gestione di un potere consolidato negli anni, anche clientelare, che naturalmente da i suoi frutti alle elezioni e rende difficile dare un’ alternativa agli Alassini che vogliono un’Amministrazione capace, onesta ed aperta al confronto, al di là delle appartenenze politiche che poco dovrebbero contare a livello locale.

Quello che è stato fatto fino ad oggi e che tutti gli Alassini possono vedere e giudicare, come è stato realizzato ?

1. avendo a disposizione le maggiori entrate previste dalla nuova legislazione (I.C.I.);

2. dal 2001, con l’entrata in vigore del Piano Urbanistico Comunale, anche con le nuove e maggiori entrate dovute agli oneri di concessione edilizia;

3. vendendo gran parte del Patrimonio Comunale (accumulato dalle passate Amministrazioni della così detta Prima Repubblica): farmacia comunale, Villa Bice, parcheggio a rotazione "I Pini ", Villa Fernanda;

4. realizzando o prevedendo la realizzazione di alcune opere pubbliche con il concorso dei privati (in concessione o project financing):

concedendo ai privati investitori tutto quello che hanno richiesto come se palazzi, giardini, piazze, sottosuolo di strade, piazze e giardini, aree del demanio marittimo, non fossero un patrimonio comune;

5. mettendo le mani nelle tasche degli alassini per esempio con l'aumento del 39% della tassa raccolta rifiuti negli ultimi due anni;

6. sprecando risorse probabilmente disponibili, per una " gestione superficiale " degli stabilimenti balneari in concessione al Comune di Alassio, come nel caso della “Ge.s.co Mare ".

Dopo quasi 16 anni di Amministrazioni sostanzialmente guidate con la stessa filosofia, personificata dal Sindaco Arch. Marco Melgrati, devono ancora essere ultimate:

-- la piazza Partigiani ed il parcheggio interrato pubblico e privato (vi sono problemi urbanistici, edilizi, economici e giudiziari);

-- il Grand Hotel et d'Alassio (vi sono problemi urbanistici, edilizi, economici e giudiziari);

-- il Centro talasso terapico (vi sono problemi urbanistici, edilizi, economici e giudiziari);

-- la riqualificazione della città con l'eliminazione completa delle barriere architettoniche (langue e nonostante i rilevanti residui, somme non spese, rimangono ancora numerose barriere architettoniche);

-- la riqualificazione di Via Brennero e Via Roma (ferma da due anni, con gravi disagi per gli esercenti);

Devono ancora iniziare, ma alcune opere sono già costate parecchio agli Alassini e non verranno realizzate:

-- il depuratore (di là da venire);

-- il teatro - centro congressi (di là da venire);

-- la realizzazione di un nuovo parcheggio completamente a rotazione in zona centrale (di là da venire);

-- l'edilizia convenzionata per i cittadini Alassini da attuare attraverso una modifica del P.U.C. che consenta la realizzazione di almeno 200 appartamenti (di là da venire);

-- la riqualificazione della Passeggiata Ciccione (langue);

-- Le opere di urbanizzazione delle zone collinari oggetto di interventi edilizi (di la da venire);

-- Il potenziamento delle fonti di approvvigionamento e delle reti dell' acquedotto e della fognatura (di là da venire);

-- la riqualificazione dello stadio Ferrando con realizzazione di due piani di box a prezzo agevolato (ferma per problemi tecnici imprevisti (??) e perché la Concessionaria ha cercato di non pagare la fideiussione di garanzia richiesta dall'Ente Rete Ferroviaria Italiana);

Lascia molto a desiderare:

-- quello che è stato fatto per la riqualificazione e l'ampliamento degli alberghi esistenti (niente è stato fatto per migliorare il funzionamento dello sportello unico delle attività produttive che in realtà a noi vicine funziona benissimo);

-- con un ritardo di un anno si è messo mano alla disciplina delle strutture ricettive prevista dalla Legge Regionale N.1/2008 per la valorizzazione degli alberghi;

-- il 2° Piano di Attuazione, forse, arriverà dopo tre anni e mezzo di Amministrazione;

-- l’arredo ed il verde pubblico, la cura della città con la piccola manutenzione (per quanto riguarda il verde pubblico è moribondo il " servizio giardini " che è stato fiore all'occhiello della nostra città per molti anni);

-- il sistema di raccolta dei rifiuti solidi urbani che deve e può essere senz'altro migliorato. Invece da Ottobre 2008 con contratto scaduto si va avanti per proroghe senza predisporre un nuovo bando ed andremo avanti così fino alla fine dell’anno;

-- la gestione delle società comunali, veri e propri feudi per vassalli politici, lasciate senza controllo;

-- il Piano Urbanistico Comunale pensato per le grandi speculazioni non per gli alassini proprietari di piccoli e medi appezzamenti di terreno in collina che vogliono farsi una loro casetta (penalizzati dal cosiddetto indice a consumo, altresì definito chi tardi arriva male alloggia).

In compenso sono andati alla grande gli affari per:

-- le Ditte, quasi sempre non alassine, che hanno effettuato le trasformazioni alberghiere realizzando alloggi (seconde case) con prezzi di vendita certamente non accessibili agli alassini;

-- i costruttori di grandi autorimesse interrate (??) private a box (quasi sempre non alassini);

-- coloro che in questi anni hanno frazionato alloggi di alassini per realizzare, seconde case, monolocali di 28 m2 (quasi sempre non alassini);

-- chi ha causato frane, con conseguenze pesanti per la città, ed ha ottenuto di realizzare più box di quelli che mai avrebbe osato sperare;

-- alcuni studi professionali (alassini), alcune imprese (non alassine), alcune agenzie immobiliari (alassine).

In conclusione , specialmente negli ultimi otto anni:

-- si è andati avanti gestendo la cosa pubblica, sotto l'aspetto economico, come mai un privato avrebbe gestito una sua proprietà ed i propri denari e, dal punto di vista tecnico, a causa di linee di indirizzo sbagliate date a dirigenti e funzionari dei settori lavori pubblici, urbanistica ed edilizia privata, in maniera spesso superficiale, quasi sempre inefficiente e nello stesso tempo arrogante, e quindi anche in questo caso come mai un privato cittadino avrebbe potuto permettersi di fare, pena fallimento;

-- la città di Alassio ha vissuto un innegabile impoverimento. Abbiamo visto passare gran parte della proprietà immobiliare di Alassini, ma anche del Comune (fabbricati, alberghi, case, terreni, piazze, giardini, stadi), a " foresti " e a speculatori " foresti ".

Non è tutto oro quello che luccica, povera Alassio!

Nonostante o meglio proprio per l’avanzo di amministrazione di 12.089.518,83 €uro, a meno di un anno e mezzo dalle elezioni amministrative, il bilancio politico dell’ Amministrazione del Sindaco Melgrati è in profondo rosso.

*Gian Luigi Canavese

(consigliere comunale di opposizione)

martedì 26 aprile 2016

ALASSIO TRA LE MIGLIORI CITTÀ COSTIERE ITALIANE 2016. La città tra le finaliste del concorso “Top Coste Italiane 2016” di Hotel Info

Alassio tra le più belle città della costa italiana.

La Città del Muretto è tra le 25 finaliste nazionali di “Top Coste Italiane 2016: Le più belle città della costa italiana”, a cura di Hotel Info, un contest che vede la partecipazione di realtà che vantano notevoli attrazioni turistiche e culturali, oltre a una splendida posizione sul mare. L'organizzatore, Hotel Info, invita ora turisti, abitanti, amanti dei viaggi e semplici curiosi a partecipare al contest e votare per la propria cittadina del cuore. 

La votazione è in corso fino 4 maggio sulla pagina ufficiale del contest Top Coste Italiane 2016: http://www.hotel.info/it/citymoments/top-coste-italiane/. Oltre ad Alassio, le altre cittadine in gara sono Caorle, Carloforte, Castelsardo, Castiglione della Pescaia, Cefalù, Civitanova Marche, Comacchio, Grado, Lerici, Maratea, Muggia, Orbetello, Otranto, Polignano a mare, Procida, Sciacca, Scilla, Senigallia, Sestri Levante, Sorrento, Taormina, Tropea, Vieste e Vietri sul mare. “Le 25 città sono state selezionate tra i molti centri abitati che sorgono lungo le coste italiane”, si legge nella nota stampa ufficiale del concorso. “Sono state scelte città turistiche sul mare, con un numero di abitanti compreso tra 5.000 e 50.000, e con una buona offerta di alberghi presenti su HOTEL INFO proprio nel centro storico o nelle immediate vicinanze”. “Siamo onorati di essere stati annoverati tra le migliori 25 città costiere d'Italia, è un grande riconoscimento per Alassio”, afferma con soddisfazione Simone Rossi, Assessore al Turismo del Comune di Alassio.

“Siamo l'unico comune della Liguria di ponente ad apparire in questa speciale selezione, e uno dei pochi in tutta la Liguria, e questo ci riempie di orgoglio. Invitiamo tutti gli amici di Alassio, i residenti, i turisti e i visitatori, a votare sul portale di Hotel Info, per ottenere il primato assoluto”. Il conteggio e l'analisi dei voti si terrà il 5 maggio, subito dopo la chiusura delle votazioni. La città con il maggior numero di preferenze espresse vincerà il riconoscimento di HOTEL INFO per il contest Top Coste Italiane 2016. Il contest Top Coste Italiane 2016 fa parte del progetto più ampio Top City Award 2016, di portata internazionale. HOTEL INFO è infatti tra i portali di booking più utilizzati in Europa: la cittadina costiera vincitrice del contest otterrà una buona pubblicità dal punto di vista promozionale e turistico, perché il contest Top Coste Italiane 2016 avrà un forte impatto non solo in Italia, ma anche in diversi altri Paesi europei, attraverso gli altri siti internazionali di HOTEL INFO. Ci sono infine dei premi in palio anche per chi partecipa al contest come votante: per 5 fortunati vincitori sono già pronti altrettanti voucher HOTEL INFO del valore di 100 euro ciascuno.

Per saperne di più sulle singole cittadine in gara, e per votare la propria città preferita lungo la costa italiana, è possibile visitare il sito http://www.hotel.info/it/citymoments/top-coste-italiane/. 

(Ufficio Stampa Comune di Alassio)

"Fior d'Albenga", sabato 30 aprile andrà in scena lo spettacolo teatrale "La leggenda di Adelasia" a cura del Comune di Alassio

Da "LA STAMPA" del 26 aprile 2016


lunedì 25 aprile 2016

Alassio, centinaia di persone per le celebrazioni del 25 Aprile




(Ufficio Stampa Comune di Alassio)

Dall'Ulivo al PdR, il volto e le radici (di Ilvo Diamanti)

Da "repubblica.it" del 25 aprile 2016

SONO passati vent'anni dal 21 aprile 1996. Quando l'Ulivo, guidato da Romano Prodi, vinse le elezioni. Di fronte alla coalizione di Centro-destra costruita da - e intorno a - Silvio Berlusconi. Il Polo per le Libertà. Anche l'Ulivo, d'altronde, era una coalizione. Aggregava i post-comunisti del Pds, i post-democristiani (di sinistra) del Ppi, insieme alle forze della sinistra socialista, riformista. Cattolico-sociale ed ecologista.

Dopo la vittoria elettorale, l'Ulivo di Prodi governò poco più di due anni. Nell'ottobre del 1998, infatti, il governo venne sfiduciato da alcuni parlamentari della sinistra neo-comunista. Ma proseguì, sotto la guida di Massimo D'Alema. Fin dalle origini, dunque, emergono i limiti di questo nuovo soggetto politico, che riunisce le tradizioni e le componenti del centrosinistra. Anzitutto: la difficile coesistenza fra tradizioni politiche e sociali diverse. Tra centro e sinistra. In particolare: fra post-democristiani e post- comunisti. In secondo luogo: il conflitto fra leader. Meglio, l'assenza di una leadership condivisa. O, comunque, dominante. Così, dal 1996, il Centro-sinistra inizia un faticoso cammino. Alla ricerca del Centrosinistra- senza-trattino. I suoi soci fondatori, a loro volta, hanno cambiato nome e ragione sociale. Per limitarci a soggetti principali: da Pds a Ds, da Ppi alla Margherita, passando per i Democratici. Mentre, fra il 2005 e il 2007, l'Ulivo si è trasferito sotto le bandiere dell'Unione. Dunque, "coalizione". E questa resta la discriminante nel concepire il Centrosinistra. Con o senza trattino. Cioè: come coalizione oppure soggetto unitario. Una novità importante, anzi, essenziale, sotto questo profilo, è l'introduzione delle Primarie. Come metodo di scelta dei candidati. E dei dirigenti. Ciò avviene nel 2005, in occasione delle elezioni regionali. Quindi, in vista delle elezioni politiche del 2006. Che riporteranno Romano Prodi alla guida del Centrosinistra e del governo.

Ispiratore del progetto, accanto a Romano Prodi, è Arturo Parisi. Che vede nelle primarie non solo un metodo di selezione del gruppo dirigente e dei leader. Ma un marchio, un elemento di distinzione politica. Per usare le sue stesse parole: il "mito fondativo" del Partito dell'Ulivo, in alternativa all'Ulivo dei partiti. Un progetto che, nel 2007, sfocia nel Partito Democratico. Echeggia, non per caso, l'esperienza americana, di una democrazia maggioritaria, bipolare e tendenzialmente bipartitica. Personalizzata. In fondo: presidenziale. Tuttavia, il Partito Democratico non dissolve le divisioni da cui sorge. E a cui vorrebbe - dovrebbe - dare risposta. La distanza, nel Centrosinistra, fra tradizione comunista e democristiana, in particolare, rimane evidente. E si riproduce nella geografia elettorale del Paese. Come emerge chiaramente alle elezioni del 2008, quando il Centrosinistra si presenta unito nel Pd, guidato da Walter Veltroni. E viene sconfitto nettamente da Silvio Berlusconi. Anche perché non riesce a liberarsi dei vincoli territoriali del passato. Il Pd, infatti, risulta tanto più forte dove, nei primi anni Cinquanta, lo era già la Sinistra comunista. E, dunque, appare tanto più debole dove, invece, era più forte, sul piano elettorale, la Democrazia Cristiana. Così, quasi sessant'anni dopo, il Pd fatica ad affermarsi nel Nord e, in particolare, nel Lombardo-Veneto, presidiato dal Forza-Leghismo.

D'altro canto, dentro al Pd si riproducono tensioni "personali" che complicano l'affermarsi di "un" leader. Il passaggio dall'Ulivo all'Unione, fino al Partito Democratico, non risolve le difficoltà del Centrosinistra-senza-trattino. E il Pd resta un progetto e un soggetto incompiuto. Almeno, fino all'"irruzione" di Matteo Renzi. Il quale è favorito, anzitutto, dal declino di Berlusconi. Che apre un vuoto in-colmabile in un Centrodestra creato a sua immagine. Renzi è, per storia personale, un post-democristiano. Cresciuto nell'Ulivo di Prodi. Nella Toscana Rossa. Si afferma attraverso le Primarie. Dopo aver perduto, dapprima, "contro" Bersani. Cioè: contro l'eredità post-comunista. Nel Pd diventa, così, segretario "contro" il passato. Contro D'Alema e Rosy Bindi. Cioè: contro la tradizione post-comunista e post-democristiana. Così, alle elezioni europee del 2014, per la prima volta, il "suo" Pd supera e scavalca gli antichi confini. E vince dovunque. Ben oltre le regioni rosse. Espugna, infatti, le province del Nordest e della Lombardia. Bianche e anticomuniste. Da sempre. D'altronde, l'antica frattura ideologica è stata rimpiazzata, negli ultimi anni, da una nuova frattura. All'anti-comunismo si è sostituita l'antipolitica. Interpretata da Grillo e dal M5s. Che, per questo, non hanno una geografia specifica. Perché l'antipolitica, l'opposizione alla politica e ai politici "tradizionali" sono trasversali. Da destra a sinistra, da Nord a Sud, passando per il Centro. Renzi è abile a interpretare entrambe le fratture. Quella ideologica ma anche quella anti-politica. Lui, il "rottamatore", non ha vincoli né appartenenze. Inoltre - e soprattutto - fa del Pd un "partito del leader". Centralizzato e personalizzato. Il PdR. Il Partito Democratico di Renzi. Che tende ad evolvere nel PdR, il Partito di Renzi. Soprattutto se il referendum costituzionale di ottobre, trasformato in un referendum personale pro o contro di lui, si traducesse una investitura personale.

Così, vent'anni dopo l'avvento dell'Ulivo, il Centrosinistra sembra approdato a un Partito del Leader, a-ideologico e a-territoriale. Maggioritario, referendario e, tendenzialmente, presidenziale. Resta da vedere quanto sia stabile, questo approdo. Quanto possa resistere al ritorno dei personalismi e delle tradizioni - ben espresse dall'opposizione della Sinistra interna. Quanto possa proseguire senza il sostegno della storia e del territorio. Dell'organizzazione e della società. Quanto e se il PdR si possa affermare, senza il contributo del Pd, com'è avvenuto alle Europee. 

Non ci vorrà molto a verificarlo. Basterà attendere qualche mese. Le prossime amministrative e il referendum d'autunno ci diranno se davvero l'Ulivo sia divenuto un albero senza radici. Un volto senza storia. O se la sua storia possa continuare, con volti e nomi diversi.

"SEI LIBERO". Comportati in queste ore tanto gravi e solenni, in modo che tutto il mondo possa dire che tu sei degno di questa libertà."

Da "IL SECOLO LIBERALE" del 25 aprile 1945
Organo del Partito Liberale


IL 25 APRILE 1945 AD ALASSIO

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